Oggi a Napoli udienza con le testimonianze dei militari che scoprirono corpo. Prima una mano, poi un ginocchio e alla fine i jeans: c’erano già stati in quella stanza del casolare abbandonato dello stadio Moccia di Afragola ma quella sera, spostando un oggetto da un cumulo di masserizie, sono riusciti a capire che sotto quell’armadio c’era il corpo di Martina, la 14enne uccisa il 25 maggio 2025 dall’ex reo confesso Alessio Tucci, 19 anni (oggi su disposizione del giudice, collegato in videoconferenza). A parlare, oggi, nell’aula 116 del tribunale di Napoli, davanti ai giudici della seconda corte di assise, è uno dei carabinieri che si sono occupati delle ricerche di Martina quando risultava ancora scomparsa. In aula oggi, i genitori della ragazzina, che in lacrime ha assistito alle prime dichiarazioni del militare per poi allontanarsi quando è iniziata la proiezione delle foto del luogo del ritrovamento.

Oggi secondo il cronoprogramma fissato, è previsto che testimonino anche altri due carabinieri, tra cui il comandante della stazione di Afragola. In precedenza, durante altri due sopralluoghi gli stessi carabinieri avevano trovato tracce della presenza di Martina scorgendo prima quelli che sembravano i suoi occhiali e poi anche il cellulare geolocalizzato per l’ultima volta proprio nei pressi di quella struttura abbandonata che , si apprenderà da alcuni testimoni, la ragazzina frequentava con quel ragazzo. Diversi gli indizi scoperti allora, anche tracce di sangue e forse anche quell’oggetto, una pietra di cemento, con tracce ematiche. Tutto partì quando, dopo avere sentito il 19enne, i carabinieri, facendo dei riscontri con le immagini dei sistemi di video sorveglianza, scoprirono che il giovane aveva mentito.