39 indagati nell’inchiesta della Dia e della Guardia di Finanza di Mondragone sul clan dei Casalesi. Bar con piscina, stabilimenti balneari, gelateria e un negozio di abbigliamento, oltre al più tradizionale comparto delle slot e delle scommesse. Sono questi i settori in cui il clan Russo avrebbe investito le proprie risorse, riciclando i proventi delle attività illecite. Un fil rouge tracciato dalla Dia e dalla Guardia di Finanza di Mondragone, sotto il coordinamento della Dda di Napoli, che mette nel mirino Costantino Russo, figlio del capoclan Peppe ‘o Padrino, fedelissimo di Sandokan, finito oggi in carcere. Sotto chiave beni per oltre 2 milioni di euro tra imprese, immobili ma anche orologi di lusso e denaro contante.  Sono ben 39 gli indagati, di cui 22 colpiti da misura, finiti nel mirino degli inquirenti con l’accusa di associazione per delinquere di stampo camorristico, nonché di intestazione fittizia di beni, di riciclaggio, autoriciclaggio, estorsione e attività di installazione e sfruttamento economico di apparecchi da gioco d’azzardo vietati, con l’aggravante di aver agito per agevolare l’asse Russo-Schiavone del clan dei Casalesi. Oltre al figlio del boss Russo, a finire in carcere sono Noak Russo, Vincenzo Galiero, Aniello Natale, Antonio Vaccaro, Guglielmo D’Aniello, Michele Carozzoli, Ettore Lingetti, Costantino Migliaccio, Abedin Ponari, Raffaele Parascandolo. Obbligo di presentazione alla pg per Oreste Schiavone, Luca Bennato, Elvira Rubina Iannella, Edoardo Pardo, Antonio Nocera, Cesare Tavoletta,Sabrina Parascandolo, Gianluigi Tonziello, Anna Natale, Raffaelina Piazza, Maria Rosa Cristiano.

Indagati a piede libero: Danilo Bennato, Vincenzo Vaccaro.Antonio Gargiulo, Giuseppe Mennillo, Salvatore Mercadante, Marco Riccardo, Pier Paolo Improta, Ciro Castaldo, Rosa Capano, Salvatore Laricchio, Danilo D’auria, Fabio Fortunato, Buonaventura Gravante, Patrizia Stabile, Antonio Siano.  Decisive per l’attività investigativa le dichiarazioni del pentito Vincenzo D’Angelo, marito di Teresa Bidognetti, genero di Francesco Bidognetti alias Cicciotto e’ mezzanotte, cugino di Costantino Russo. Un tradimento familiare quindi che ha agevolato gli inquirenti. D’angelo ha raccontato che, “Costantino Russo è attualmente attivo nella gestione di plurime attività commerciali nella zona di Castel Volturno e in agro di Casal di Principe. Si tratta di attività commerciali di tipo bar/ristorazione, sale da gioco, lidi balneari/piscine, nei quali ha investito i denari accumulati dal padre da 2002 circa.Tali attività sono gestite con i soldi del clan Russo e nell’interesse dello stesso. Non si tratta di beni personali benchè lo stesso tragga da tali attività la sua principale forma di sostentamento. Costantino mi ha riferito che in tali attività ha investito i soldi provento dell’attività illecita di famiglia. I proventi di siffatte attività sono in buona parte destinati all’organizzazione gestita allo stato dallo stesso Russo e da Lello Letizia, il primo per diritto di nascita, il secondo in ragione della lunga militanza come braccio destro di Giuseppe Russo detto o’ padrino”.

Il pentito ha spiegato che, “la prima attività di Costantino con la quale questi ha avviato il business è quella del bar del comprensorio denominato ‘Fontana Bleu’, appartenuto a Vincenzo Galiero, questi intorno al 2012/2013 aveva un consistente debito pari a 40.000 euro con i gestori delle macchinette, attività da sempre controllata dagli Schiavone/Russo, e slot in particolare erano gestite dai Russo. Per questo motivo Galiero si rivolse a Costantino Russo chiedendogli di risolvere il problema e fu così che Costantino rilevò la metà del bar. Nel tempo Costantino ha rilevato l’intera proprietà del bar e quella del padre di Galiero a Castel Volturno sul lungomare a Pinetamare in prossimità del Lido delle Rose e del Lido Arcobaleno. Questo esercizio commerciale è il ‘Miramare’”.  Il collaboratore di giustizia ha spiegato che , “Costantino è proprietario/gestore anche della piscina Nereo sita a Fontana Bleu, del lido Shaiti ex Cormorano, che gestisce insieme ad un parente degli Autieri, famiglia affiliata ai Russo. Ha gestito per un anno Lido delle Rose in prima persona benchè l’attività fosse intestata a Daniele o’cavallaro, titolare del bar ‘Il Castello’ a Casal di Principe, anch’esso per un periodo gestito da Cosantino, almeno fino allo scorso anno”.