Un intervento duro e mirato contro la decisione della Procura di Napoli Nord. La nota criminologa Roberta Bruzzone, consulente della famiglia di Martina Carbonaro — la 14enne uccisa a colpi di pietra dall’ex fidanzato Alessio Tucci ad Afragola —, ha criticato apertamente la richiesta di applicare il divieto di avvicinamento ai familiari dell’imputato nei confronti dei genitori della vittima, Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino.

Secondo la criminologa, le frasi pronunciate dal padre e dalla madre di Martina rientrano in uno sfogo emotivo legato alla tragedia dell’assassinio della figlia, e non rappresentano un reale disegno di minaccia o vendetta.

“Ci sembra una richiesta cautelare francamente sproporzionata”, ha dichiarato Bruzzone. “Quelle espressioni devono essere lette nel contesto emotivo devastante in cui sono maturate: sono le parole di due genitori ai quali è stata strappata una figlia, non un progetto criminale. Non chiediamo un’immunità emotiva, chiediamo proporzione.”

La consulente della difesa ha poi ribadito come il sistema giudiziario debba saper scindere il dolore esasperato dalla reale intenzione aggressiva: “Il dolore non autorizza qualunque comportamento, questo è evidente, ma il sistema giudiziario non può fingere che quelle frasi siano state pronunciate nel vuoto. Tra una frase pronunciata nella disperazione e una concreta intenzione aggressiva esiste una differenza che il diritto non può ignorare. Se la giustizia non sa distinguere la rabbia dalla volontà criminale, rischia di colpire chi è già stato colpito nel modo più irreparabile.”