Il Gip di Napoli Nord impone il divieto di avvicinamento ai familiari del killer Alessio Tucci. La difesa della coppia annuncia ricorso al Riesame: “Soltanto lo sfogo di un padre devastato dal dolore”.

AFRAGOLA / AVERSA – Un nuovo drammatico strascico giudiziario si innesta sulla vicenda di Martina Carbonaro, la quattordicenne uccisa a colpi di pietra ad Afragola nel maggio 2025. Il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli Nord, Stefania Amodeo, ha disposto la misura cautelare del divieto di avvicinamento con applicazione del braccialetto elettronico nei confronti dei genitori della vittima, Marcello Carbonaro ed Enza Cossentino.

Il provvedimento nasce dalle denunce presentate dai familiari di Alessio Tucci, l’ex fidanzato reo confesso e attualmente sotto processo per l’omicidio della ragazzina. La Procura di Napoli Nord, accolte le segnalazioni, ha formalizzato la richiesta di misura cautelare per l’ipotesi di reato di minacce.

I fatti contesi risalgono allo scorso 19 maggio, giorno della prima udienza del processo a carico di Tucci. In aula si erano vissuti momenti di forte tensione, culminati in un aspro scontro verbale tra le due famiglie a margine del dibattimento.

Il legale della famiglia Carbonaro, l’avvocato Sergio Pisani, pur esprimendo rispetto per la decisione del giudice, ha espresso totale contrarietà nel merito del provvedimento.

“Le frasi estrapolate dagli atti non erano accompagnate da alcun comportamento concretamente idoneo a intimidire o a coartare la libertà altrui”, ha spiegato il penalista. “Si è trattato unicamente del tragico sfogo di un padre devastato dall’omicidio della figlia, pronunciato in uno stato di disperazione e profonda alterazione emotiva”.

La difesa ha già annunciato l’intenzione di impugnare l’ordinanza dinanzi al Tribunale del Riesame, richiamando la giurisprudenza della Corte di Cassazione secondo cui la gravità di una frase va contestualizzata e misurata sulla reale ed effettiva capacità di condizionare la persona offesa.

“Sono convinto che il Riesame ristabilirà la corretta applicazione dei principi di diritto”, ha concluso Pisani, “riuscendo a distinguere nitidamente uno sfogo dettato dal dolore da una reale minaccia penalmente perseguibile”.