Di Speranza Cristofaro – Un corteo di migliaia di persone contro il CPR a Castel Volturno e, il giorno prima, tensione in piazza a Napoli contro il carovita. Sono due proteste diverse, ma nello stesso weekend.

Venerdì sera decine di persone sono scese in piazza Dante, su convocazione di Potere al Popolo, ex Opg Occupato e altri collettivi. Il presidio si è trasformato in corteo, che secondo la Questura non era stato preavvisato, ed è stato fermato dagli agenti in piazza Municipio. Ne sono seguiti momenti di tensione e manganellate. Gli attivisti parlano di cariche ingiustificate.

La protesta nasce da una settimana difficile. Prima i blocchi dei tir, poi la benzina introvabile, la spesa più cara, i bus tagliati e i rifiuti fermi. I collettivi chiedono un calmiere sui beni di prima necessità, un tetto ai carburanti, trasporti pubblici e Tangenziale gratuiti, un tetto agli affitti e lo stop agli sfratti.

Anche oggi a Napoli erano annunciate due piazze, organizzate su Telegram. Ieri la Digos ha perquisito sette persone, indagate per reati contro l’ordine pubblico per messaggi violenti nelle chat, sequestrando un coltello, mazze di alluminio e cesoie. Per tutti vale la presunzione di innocenza. Il corteo da piazza Garibaldi al Municipio si è svolto in modo pacifico.

Il corteo è partito alle 13 dal Centro Fernandes, lungo la Domiziana, ed è arrivato in piazza Annunziata. Secondo la Questura i partecipanti sono stati circa diecimila, con molti migranti che scandivano «No CPR» e «Permesso di soggiorno subito». C’erano i vescovi di Napoli, Caserta e Aversa e rappresentanti di associazioni, sindacati e movimenti. In testa c’era il presidente della Regione, Roberto Fico, e da Napoli sono partiti quasi 30 autobus.

Il cardinale Domenico Battaglia ha chiesto al governo di fermarsi, di rinunciare al progetto e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei CPR. Il segretario della Cgil Napoli e Campania, Nicola Ricci, ha parlato di una battaglia che comincia oggi.

A fine aprile Invitalia, su incarico del Viminale, ha pubblicato un appalto da 41,2 milioni di euro per un CPR nel Parco umido La Piana. La struttura avrebbe 120 posti.

Il governo lo inserisce in un piano più ampio. Il ministro Matteo Piantedosi ha indicato l’obiettivo di 10mila rimpatri entro la fine del 2026, e il Viminale ha avviato le procedure per sei nuovi CPR, tra cui uno in Campania. Il governo difende il CPR come strumento indispensabile per rendere effettivi i rimpatri, per bocca del coordinatore campano della Lega, Gianpiero Zinzi.

Il 29 giugno il Consiglio regionale ha approvato una mozione contraria. Fico ha definito il CPR uno strumento obsoleto, chiedendo che non venga costruito né a Castel Volturno né altrove in Campania. La Regione ha designato l’area come protetta proprio per opporsi al progetto. Dal Consiglio regionale è emersa anche una frattura politica, con polemiche tra maggioranza e centrodestra sulla gestione della mozione.

Il fronte contrario è ampio. L’appello delle Diocesi di Capua e Caserta è stato sottoscritto anche da Conferenza episcopale campana, Caritas italiana, Emergency, Libera e Legambiente. Anche i medici campani hanno firmato un appello. Il fronte del no chiede soprattutto investimenti per Castel Volturno al posto della detenzione. Un’analisi di ActionAid sostiene inoltre che più posti di detenzione non producono automaticamente più rimpatri.

Il prossimo appuntamento è venerdì 30 ottobre, con lo sciopero generale e il concentramento degli studenti in piazza Mancini. Domani a Castel Volturno si terrà l’assemblea del Network Against Migrant Detention.