
È durata poco più di un anno la libertà di Giuseppe “Pino” Buonerba, figura storica della criminalità organizzata di Forcella e ritenuto dagli investigatori uno dei riferimenti del clan dei cosiddetti “Capelloni”. L’uomo è stato nuovamente arrestato dalla Squadra Mobile di Napoli in seguito alla decisione della Corte di Cassazione, che ha accolto il ricorso presentato dalla Procura.
Nel marzo dello scorso anno, Buonerba aveva beneficiato di una significativa riduzione della pena – undici anni in meno – e della revoca della misura della casa da lavoro, tornando così completamente libero dopo oltre due decenni trascorsi tra carcere e misure di sicurezza. Una decisione che aveva segnato il suo ritorno nel quartiere di Forcella, storicamente legato alla sua figura.
Buonerba è noto anche per essere il marito di Emilia Sibillo, condannata in primo grado a trent’anni di reclusione per l’omicidio di Salvatore D’Alpino, esponente di spicco della zona di piazza Mercato. Un delitto maturato nel contesto della violenta faida che ha insanguinato il centro storico di Napoli, contrapponendo il gruppo Buonerba ai Sibillo.
La guerra di Forcella e il ruolo dei “Capelloni”
Nel cuore del centro antico, tra i vicoli di Forcella, il nome di Buonerba è stato per anni associato a uno dei gruppi criminali più radicati della zona. Il clan, con base operativa in via Oronzo Costa – tristemente nota come “strada della morte” – è stato protagonista di numerosi scontri armati e regolamenti di conti.
Quella strada è diventata nel tempo simbolo della faida tra i “Capelloni” e le nuove leve della criminalità organizzata, tra cui il gruppo dei Sibillo, spesso associato alla cosiddetta “paranza dei bambini”. Un conflitto che ha segnato profondamente gli equilibri della camorra nel centro storico.
Il clan Buonerba, storicamente alleato con il potente clan Mazzarella, ha consolidato il proprio potere tra gli anni Novanta e i primi Duemila, mantenendo una struttura fortemente familiare. Tra i nomi emersi nelle indagini figura anche quello del fratello Gennaro Buonerba, indicato come elemento di rilievo dell’organizzazione.
Una lunga storia giudiziaria
Nel corso degli anni, Giuseppe Buonerba è stato più volte arrestato nell’ambito di inchieste sulla camorra napoletana. La sua lunga detenzione lo ha tenuto per anni lontano dalla gestione diretta del territorio, ma la sua figura è rimasta centrale negli equilibri criminali della zona.
Nel 2025, la Corte di Assise d’Appello di Napoli aveva stabilito la cessazione della sua pericolosità sociale, permettendogli di tornare in libertà. Una decisione ora ribaltata dalla Cassazione, che ha riportato il boss nuovamente in carcere.
Il nuovo arresto riaccende l’attenzione sulle dinamiche criminali di Forcella, quartiere dove le alleanze e le rivalità tra clan continuano a influenzare profondamente il tessuto sociale e la sicurezza del territorio.







