Si è chiusa tra lusso e silenzi la latitanza di Roberto Mazzarella, ritenuto reggente dell’omonimo clan, arrestato alla vigilia di Pasqua dopo oltre un anno di fuga.

Davanti al gip del Tribunale di Salerno, il boss ha scelto di non rispondere, avvalendosi della facoltà prevista dalla legge. Un atteggiamento che conferma la linea dell’omertà tipica dei contesti di criminalità organizzata.


Il covo in Costiera

Il latitante si nascondeva in un esclusivo resort a Vietri sul Mare, nel cuore della Costiera Amalfitana, dove stava trascorrendo le festività con la famiglia.

Una “latitanza dorata” che racconta il potere economico del clan, capace di garantire rifugi sicuri e uno stile di vita elevato anche durante la fuga.


Il tesoro sequestrato

Durante il blitz, i Carabinieri hanno sequestrato:

  • circa 20mila euro in contanti
  • tre orologi di lusso
  • un telefono cellulare
  • appunti manoscritti ritenuti fondamentali

Proprio questi ultimi rappresentano l’elemento più importante per gli inquirenti: veri e propri “pizzini” che potrebbero ricostruire la contabilità e la struttura del clan.


Il “libro mastro” della cosca

I fogli sequestrati, con nomi e cifre, potrebbero svelare:

  • la gestione delle estorsioni
  • le piazze di spaccio
  • i pagamenti agli affiliati
  • il sostegno economico alle famiglie dei detenuti

Una sorta di mappa economica del clan, ora al centro delle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.


La svolta: dalle estorsioni alle truffe digitali

Oltre alle attività tradizionali, gli investigatori stanno approfondendo il passaggio del clan verso le frodi informatiche, in particolare la tecnica dello spoofing.

Un sistema sofisticato che consente di clonare numeri di telefono di banche o istituzioni per ingannare le vittime e svuotare conti correnti.

Secondo gli inquirenti, proprio questo settore potrebbe rappresentare una delle principali fonti di guadagno della cosca, con una struttura organizzata simile a veri call center della truffa.


Indagini in corso

L’inchiesta è ancora in pieno sviluppo e punta a ricostruire l’intera rete criminale, compresi eventuali legami con altri clan e nuovi canali di riciclaggio.

Come previsto dalla legge, l’indagato è da considerarsi innocente fino a eventuale sentenza definitiva.