Report svela i rapporti tra la Pev di Petrarca e l’imprenditore Cavazzana: spuntano commissioni per 3 milioni di euro e parentele con personaggi legati al clan. C è un filo ‘oscuro’ che collega interessi economici, affari milionari e l’attentato a Sigfrido Ranucci. Un filo che passa per San Marcellino, nel casertano, da dove sarebbe partita l’auto su cui viaggia il commando che nella notte tra il 15 e il 16 ottobre fa esplodere un ordigno sotto l’auto del giornalista e conduttore di Report, nel parcheggio della sua casa a Campo Ascolano. Nel servizio che andrà in onda stasera, a firma del cronista Daniele Autieri, si torna a parlare del Cantiere Navale Vittoria, ad Adria in provincia di Rovigo. Una struttura strategica per l’Italia dove vengono costruite imbarcazioni militari e di cui è presidente Roberto Cavazzana. Nella rete dell’inchiesta emerge un collegamento tra il Cantiere Navale e Rete Het, fondata proprio da Cavazzana. Rete Het, ricostruisce Report, avrebbe affidato commissioni per circa 3 milioni di euro a un’impresa ‘fantasma’ con sede a San Marcellino: la Pev di Enrico Petrarca. Una persona nota in paese per essersi candidata nel 2016 al consiglio comunale a sostegno di Anacleto Colombiano, oggi presidente della Provincia di Caserta.

Non solo. Ci sarebbero parentele scomode come quelle tra Petrarca e Mario Coscione, in passato vicinissimo a Carmine Morelli, detto ‘o Zingaro, elemento di spicco della cosca Schiavone. Queste le anticipazioni del servizio che andrà in onda stasera. Sul caso interviene Sandro Ruotolo, responsabile dell’Informazione nella segreteria nazionale del Pd. “Oggi, leggendo la cronaca che riguarda l’autore e conduttore di Report che va in onda su Rai Tre, emerge un dato inquietante: i killer, gli attentatori, partono da lì. Da San Marcellino, dall’agro aversano che si estende tra la periferia nord di Napoli e quella sud della provincia di Caserta, quella che conosciamo come Terra dei fuochi. Parliamo di comuni di 5.000, 10.000, 20.000 abitanti. Piccoli centri, ma con una densità criminale enorme. È lì che si radica uno dei clan più violenti della camorra. Un clan stragista. Basta ricordare la strage di Castel Volturno: il gruppo di fuoco guidato da Giuseppe Setola uccise sette immigrati.

La Cassazione definì quell’azione un attentato mafioso con finalità anche razziste. E allora, di fronte a tutto questo, vogliamo esprimere la nostra piena solidarietà a Sigfrido Ranucci che vive sotto protezione da diversi anni e dopo l’attentato, le misure di sicurezza sono state rafforzate: auto blindate, presenza militare sotto casa. Una vita fatta di sacrifici, che conosciamo bene. Ma Sigfrido Ranucci non subisce solo le minacce della criminalità organizzata. Subisce anche una delegittimazione quotidiana da parte di esponenti della maggioranza di governo. E questo è inaccettabile. Noi ci batteremo sempre – conclude l’esponente dem – contro quella politica che attacca il lavoro dei giornalisti. Sempre. Perché difendere l’informazione libera significa difendere la democrazia”.