
L’ architetto portoghese torna in città dopo sette anni, oggi l’incontro con gli studenti. “E’ stata una giornata magica: in un’ora ho rivisto più o meno vent’anni di lavoro, e il risultato è sorprendente”. Così l’architetto portoghese Eduardo Souto de Moura, tornato a Napoli dopo sette anni, ha descritto la visita al cantiere della metropolitana progettata insieme ad Álvaro Siza. Un ritorno carico di emozione, definito dallo stesso Souto de Moura come uno “shock termico”, un viaggio a ritroso nel tempo fino ai primi incontri con il collega portoghese: “Ricordo quando mi disse ‘dobbiamo fare la stazione di Napoli’. Abbiamo lavorato senza gerarchie, da uguale a uguale. In questi casi è fondamentale dimenticare i ruoli”. Il progetto, ha spiegato, è nato anche attraverso dubbi e contrasti, inclusi quelli con la soprintendenza: “Una lotta non violenta ma intensa.
La storia non è conservazione passiva, è sempre confronto e trasformazione del passato”. Proprio questa tensione, secondo l’architetto, ha rafforzato il risultato finale. Souto de Moura ha sottolineato il valore universale dell’opera: “La sua forza è essere universale. Come dice un poeta portoghese, l’universale è una casa senza muri. Qui si è riusciti a mettere insieme epoche diverse, dai greci ai romani fino al contemporaneo, senza moralismi”. Souto de Moura ha osservato anche il legame tra l’opera e la comunità: “Quando un progetto diventa un oggetto affettivo, vuol dire che funziona. Ho visto rispetto per il cantiere, cura da parte dei cittadini”.





