Secondo i magistrati, dall’ Enci arriverebbe denaro a Brambilla attraverso alcune società di produzione televisiva. Il presidente dell’Enci (Ente Nazionale Cinofilia Italiana) Massimo Espedito Muto, di Piedimonte Matese, è tra i sei indagati dalla Procura di Milano in un’inchiesta su presunte false fatture ed evasione fiscale per quasi un milione di euro che coinvolge anche la deputata di ‘Noi Moderati’ Michela Vittoria Brambilla.Le indagini punterebbero a scandagliare il meccanismo con cui l’Enci sponsorizza la trasmissione “Dalla parte degli animali”, in onda su Rete4 e condotta dalla stessa parlamentare. Secondo quanto ipotizzato dai magistrati Antonio Pansa e Giancarla Serafini, con l’aggiunto Paolo Ielo, il flusso di denaro – circa 900mila euro – partirebbe dall’ente per arrivare alle società di produzione ma, da qui, sarebbe poi “girato” in gran parte proprio a Brambilla utilizzando fatture false. L’ipotesi è che Espedito Muto, presidente dell’Enci (anche lui indagato), “per far affluire risorse economiche all’onorevole Brambilla, abbia utilizzato l’annotazione in contabilità di fatture relative a operazioni inesistenti da un lato per dare copertura contabile al flusso economico in uscita, dall’altro per avere un risparmio fiscale, generato dalla deduzione di costi, diversi e non deducibili in quanto illegali”, si legge nel provvedimento.

Dall’indagine emergerebbe “l’inesistenza di un razionale economico e la macroscopica sproporzione tra i costi sostenuti da Enci e spazi dedicati all’ente nel corso delle trasmissioni”, scrivono i pm di Milano nel decreto di perquisizione. “Si consideri – prosegue la procura – come Enci non svolga di regola sponsorizzazioni pubblicitarie: le uniche sono quelle relative al programma in questione. In particolare, dalla lettura del Bilancio d’esercizio 2023, non ci è traccia, neppure nella nota integrativa, di una specifica voce di bilancio riconducibile a spese per investimenti pubblicitari, analoga a quella indicata nel Bilancio previsionale del 2024”. Le Fiamme Gialle e la Polizia sono andate nelle sedi dell’Enci ma anche negli uffici delle società “impegnate nella realizzazione e messa in onda di programmi televisivi”, quasi tutte a Milano, verso le quali l’Ente cinofilo dal 2020 ha “iniziato a sostenere spese sempre maggiori”.

E poi hanno fatto visita nelle abitazioni degli stessi indagati nel Torinese, in provincia di Firenze, a Roma, Parma e Caserta. In un esposto, una persona racconta di aver ricevuto delle confidenze da parte di Muto, il quale “gli avrebbe rappresentato l’esistenza di un accordo tra costui e l’onorevole Brambilla volto a veicolare somme di denaro alla parlamentare, anche attraverso le sponsorizzazioni dei programmi televisivi”.  Un riscontro a questa testimonianza sarebbe arrivato “dalla circostanza che Brambilla dalla messa in onda del programma televisivo (2017) fino al terzo trimestre 2020, non ha mai emesso fatture (tantomeno quindi nei confronti di società di produzione televisiva) né ha mai percepito compensi per la conduzione della trasmissione”.