Il gip di Napoli Nord dispone la misura cautelare nei confronti del gruppo Zagaria. Il business delle pompe funebri e la presunta corruzione di una consigliera a Caserta. L’ ex sindaco di Casapesenna Marcello De Rosa avrebbe sollecitato, approfittando del suo ruolo politico che gli impediva “di compromettersi”, l’intervento dell’esponente del clan per risolvere un problema privato che aveva avuto con una persona. È uno degli episodi documentati nelle indagini della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli che hanno portato al fermo di otto presunti componenti del clan Zagaria, tra affiliati storici e nuove leve in ascesa. Nei loro confronti il gip del Tribunale di Napoli Nord non ha convalidato il provvedimento dell’Antimafia ma ha ritenuto sussistenti le esigenze cautelari, applicando la custodia cautelare in carcere nei confronti degli indagati, coinvolti in un’indagine sulla ripresa del clan Zagaria nel territorio di Casapesenna. Dalle indagini è emerso come De Rosa (non indagato) avrebbe contattato il presunto capo del sodalizio, il 29enne Costantino Garofalo, per farlo intervenire dopo che una persona avrebbe offeso pubblicamente la moglie. De Rosa parla in modo ipotetico, “dico ad esempio Costantino acchiappatemi un po’… e ditegli che facesse la persona seria e non mi ci fate litigare”. Per la Dda non ci sarebbe stato nessun ordine di intervenire da parte di De Rosa, ma l’episodio conferma gli “strettissimi rapporti” di Costantino Garofalo e il clan con politici locali.

Sempre Garofalo, nel giugno 2024, pochi giorni dopo l’elezioni comunali di Casapesenna vinte dell’attuale sindaca Giustina Zagaria (non indagata), intercettato mentre parla con un’altra persona, autocelebra la propria autorità rivendicando un’ampia facoltà di manovra presso il Comune di Casapesenna, frutto, secondo la Dda, di un potere che prescinde dallo schieramento politico insediato. “Noi non teniamo bisogno dei cristiani per prenderci quello che ci dobbiamo prendere, non teniamo bisogno di candidarci per prenderci qualcosa”, afferma Garofalo”; “perché se andiamo in Comune ce lo hanno sempre fatto e ce lo fanno sempre” replica l’interlocutore; “questa manciata di fessi”, gli fa eco Garofalo. Dalle indagini è emerso anche episodio di probabile corruzione di una consigliera comunale di Caserta originaria di Casal di Principe, che avrebbe ricevuto da un imprenditore edile non identificato 30mila euro contribuendo a fargli avere un appalto di 8 milioni dalla Provincia di Caserta. Nella conversazione intercettata dai carabinieri 9 minuti prima della mezzanotte del 27 gennaio 2024 si fa riferimento anche a un fantomatico baule della Louis Vuitton. Le indagini hanno accertato la prosecuzione nella gestione di interessi illeciti evidenziando la rinnovata capacità organizzativa del clan attraverso una nuova struttura composta sia da affiliati già inseriti nel contesto mafioso sia da nuove leve che sarebbero in costante ascesa nell’organizzazione criminale.

Dalle indagini, si apprende da una nota dell’Antimafia, sarebbe emersa anche un’improvvisa recrudescenza di azioni delittuose che hanno alimentato un diffuso allarme sociale. Tre gli attentati registrati tra febbraio e marzo. Prima contro un cittadino marocchino, con il quale c’era stata una banale lite stradale, la cui abitazione venne bersagliata di colpi d’arma da fuoco e poi con l’esplosivo. Poi i due attentati dinamitardi ai danni di una pizzeria e una corsetteria. Nel mirino degli inquirenti anche il business delle onoranze funebri. In particolare il titolare di una ditta sarebbe stato costretto a rinunciare all’organizzazione di un funerale in favore di un’azienda riconducibile al clan. L’imprenditore avrebbe anche dovuto consegnare le somme già ricevute dai familiari del defunto. Le intercettazioni, infine, evidenzierebbero la disponibilità di armi nelle mani del clan utilizzate sia per intimidire la popolazione e i commercianti sia per pianificare azioni delittuose funzionali alle strategie del clan.