
Una marcia per dire no al Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) e chiedere alle istituzioni di fermarsi a riflettere sulla scelta di realizzare la struttura. A Castel Volturno, secondo quanto riportato, circa 10mila persone hanno partecipato alla manifestazione, con i vescovi in prima fila e il cardinale Domenico Battaglia tra le voci più significative della giornata.
Al centro della mobilitazione, la contrarietà al progetto del Cpr e la richiesta di un confronto sulle priorità del territorio. La presenza delle autorità ecclesiastiche ha dato rilievo all’iniziativa, trasformando la marcia in un momento di presa di posizione pubblica sul tema dell’immigrazione e delle politiche di accoglienza.
Tra gli interventi, quello del cardinale Battaglia, che ha richiamato l’attenzione sui problemi che interessano il territorio, indicando nella criminalità organizzata una delle questioni centrali da affrontare. «Il problema qui è la camorra, non gli immigrati», ha dichiarato, sottolineando la necessità di concentrare l’attenzione sulle difficoltà e sulle emergenze che segnano la realtà locale.
Il messaggio rivolto a chi governa è stato altrettanto diretto: «Chi governa si fermi». Un appello che accompagna la protesta contro la realizzazione del centro e invita le istituzioni a valutare le conseguenze delle proprie decisioni prima di procedere.
La manifestazione ha riunito cittadini e rappresentanti della Chiesa in una mobilitazione che mette al centro il futuro di Castel Volturno e il rapporto tra sicurezza, immigrazione e criminalità organizzata. La richiesta dei partecipanti è quella di fermare il progetto del Cpr e di affrontare le criticità del territorio dando priorità ai problemi indicati durante il corteo.
La protesta riporta così l’attenzione sul dibattito relativo alla struttura e sulle posizioni di chi ne contesta la realizzazione. Al centro della giornata, il richiamo a non identificare le difficoltà del territorio con la sola presenza degli immigrati e a considerare, invece, il peso della camorra e delle altre problematiche locali.






