HAMSIK: RESTO A NAPOLI PER SCRIVERE LA STORIA

 

Marek Hamsik, siamo alla biografia, la prima del capitano del Napoli, un momento di bilanci seppur parziali, ma estremamente ineressanti. Un modo per raccontare 11 anni di amore e passione, ma anche di critiche e momenti complicati.
A parlare di Marek Hamsik, come si fa si sbaglia.
Gli elogi per l’enfant prodige nato in Slovacchia si sono sprecati negli undici anni di storia scritta a quattro mani con il presidente Aurelio De Laurentis. Allo stesso modo non sono state risparmiate critiche talvolta aspre, altre addirittura gratuite.
In Italia, si sa, siamo milioni di allenatori e tecnici e tutti hanno da millantare conoscenze e competenze che, alla chiusa, sembrano sempre più peccati di presunzione che non effettive capacità. Questo però non è sufficiente a tacere quanti, in nome di una non meglio specificata conoscenza in materia tecnico tattica, hanno sempre la soluzione pronta fino ad arrivare al più scontato “deve fare un po’ di panchina”.
Marek Hamsik è un campione dentro e fuori dal campo, non siamo noi a dirlo, ma i suoi numeri, quelli che lo hanno installato nella hall of fame dello sport napoletano.
Record di presenze in serie A, di presenze in Europa, di gol, di sostituzioni in corsa senza mai una polemica. Una duttilità tattica che farebbe la fortuna di ogni allenatore, poco appariscente ma estremamente efficace. L’involuzione pagata a caro prezzo sotto la guida Benitez, relegato al compitino dell’appoggio comodo all’indietro, la rinascita come la fenice dalle proprie ceneri sotto la guida di Sarri che, seppur sistemandolo più lontano dalla porta e quindi limitandone l’innata capacità realizzativa, mai e poi mai ne avrebbe fatto a meno.
Mai come in questa estate è stato vicino a lasciare Napoli ed il Napoli per rispondere ai dorati richiami asiatici, dirà poi di essere rimasto per scrivere la storia di una maglia che sente come la sua seconda pelle. Non ha tradito Marek, non lo ha fatto quando lo voleva mezza Europa per la sua classe e non lo ha fatto ora che avrebbe potuto approfittare di un movimento in assoluta espansione e che lo avrebbe ricoperto letteralmente d’oro.
L’enfant prodige oggi è un uomo, un padre, un impeccabile capitano ed un eccezionale uomo spogliatoio.
Immaginiamo il colloquio con il nuovo mister, con Carletto che arriva a Castelvolturno e cerca, prima di tutti, Hamsik e Marek pronto con la valigia in mano convinto, nella sua umiltà, di non essere più utile alla causa.
Immaginiamo Ancelotti che gli fa: ahó ndo vai? Io sò venuto qua per vincere, qua dobbiamo scrivere la storia e nessuno la può raccontare meglio di te.
Il capitano è ancora una volta sugli scudi per affrontare l’ennesimo cambio di modulo, l’ennesimo adattamento alle esigenze tattiche, l’ennesimo tentativo di scrivere questa storia.
Chissà che non sia la volta buona.

 

 

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