L’Operazione San Gennaro sarà a lieto fine, ma Gattuso non ha la bacchetta magica

Diciamoci la verità, chi di noi non ha mai sognato di possedere una bacchetta magica? Colei che potesse provvedere ad ogni nostra singola esigenza. Quella che ti risolve i problemi in un attimo. All’istante. L’incanto meraviglioso, il prodigio nella sua eccellenza, ottenuto all’istante ed efficace al tempo stesso. Purtroppo il calcio non è una fiaba e, per quanto si possa auspicare – e di conseguenza gridare – al miracolo, quel che in passato è risultato strabiliante ai nostri occhi è arrivato per gradi. Sempre, da che mondo è mondo. L’approdo di Ringhio Gattuso – o Ringhio Star, come denominato dallo stesso De Laurentiis – è paragonabile all’Operazione San Gennaro. Come la trama del famoso film di Dino Risi, un tesoro custodito (paragonato al calcio propositivo, visto e rivisto in tre anni in tutte le sue variopinte salse) rubato e privato ai suoi cittadini, ma che poi – a furor di popolo, e con il tempo dovuto – tornerà nelle mani della sua città.

IL MALORE PASSERA’, MA BISOGNA AVERE PAZIENZA

Napoli-Parma ha avuto un massimo comune denominatore: un pallone che scottava, intimoriva, limitava e impauriva chiunque lo avvicinasse. Stringere linee e reparti dopo un anno e mezzo significa dover lavorare fortemente sul rischio. Questa squadra non è più abituata a rischiare. Gli infortuni di gioco di Koulibaly e Zielinski, e il mancato intervento di Luperto sul contropiede preso sul secondo gol ne è la chiara dimostrazione. Non si affronta l’avversario nella propria trequarti perché l’abitudine tende ancora nell’imperterrita corsa verso la propria area. Escludendo la criticità iniziale dovuta alla disabitudine, alla sfiducia, ma soprattutto alla paura, i principi di un calcio che ritorni ai vecchi albori si intuiscono. Gattuso è stato esaustivo al massimo nel post conferenza: quando questa squadra ritroverà l’equilibrio tra i reparti ritorneremo a parlare di pallone. Ci vuole il tempo che ci vuole ed è più che doveroso concederglielo.

RITMO E CONDIZIONE FISICA

Una squadra che al momento non può variare il ritmo perché si spegne dopo 10 minuti, naufragando nei meandri della ripetitività della manovra. Né può partire con un ritmo continuo perché non ne ha – per forza di cose – ancora la capacità. Non voglio prestare attenzione sulle illazioni di una cattiva condizione atletica, con polemiche ritrose sui metodi di allenamento dell’ormai ex allenatore. Sarebbe una concezione troppo grave da materializzare, e alla figura dello sprovveduto Ancelotti proprio non mi va di accettarla. Quel che sappiamo è che questa rosa è deficitaria nel reparto di centrocampo, ed è proprio lì che Gennaro Gattuso dovrà porre rimedio, almeno fino al mercato di gennaio. Ed è qui che entrerà in ballo la società, in una veste nuova e riparatrice.

L’AURELIO DAI TONI PACATI E NON PIU’ DESTABILIZZANTI

Non ho mai risparmiato critiche ad Aurelio De Laurentiis, non per la sua oculata gestione imprenditoriale della società, bensì per le sue scellerate esternazioni. Una prassi nel comunicare che, a memoria, difficilmente ha onorato la sua carica di Presidente. Allo stesso modo denoto un cambio di rotta, una presa di coscienza che conforta anche chi, come il sottoscritto, lo aveva catalogato come un incallito fomentatore. Forse lo ha capito da sé, ha realizzato non solo il fallimento del progetto Ancelotti, ma, probabilmente, ha nostalgia del calcio che fu. Napoli era la capitale ideologica del calcio, ed Ancelotti non è riuscito a garantirne la continuità. Quel gioco persuasivo ancora intriso nei cuori della gente, che con un allenatore come Gattuso – in grado di ripercorrerne le orme – può riproporre.

L’IDILLIO RITORNERA’, I PRESUPPOSTI COMINCIANO A RIAFFIORARE

La convivenza da separati in casa non è utile a nessuno, il Patron azzurro volge verso il sereno e concede la grazia ai rivoltosi di novembre. L’ipotesi di non costituire alcun Collegio Arbitrale si fa sempre più concreta e il tempo di riconciliare l’idillio perduto potrà avere tempo e luogo di concessione. Il profumo di rugiada si comincia ad annusare, molto simile a quello della speranza di ricompattare l’intera piattaforma Napoli. La frattura composta il 5 novembre scorso tende a ricomporsi, e tornare sui propri passi non è da tutti. Specie per chi ha sempre dato un’immagine di sé come un muro difficile da valicare. Per una personalità irruenta e poco avvezza ai ripensamenti. Nonostante i pettegolezzi che lo ritraggono come un imprenditore che sta tentando di non perdere gli investimenti fatti, De Laurentiis va elogiato.

CHE IL SAN PAOLO RITORNI AD ESSERE IL CATINO DI UN TEMPO

Mancherebbe ancora un pezzo del mosaico da ricomporre: il tifo organizzato. Anche la legalità ne accetta di tolleranza. Il buon senso civico di restare per l’intera partita con i piedi stazionati sui sediolini era già stato ottenuto. Ridiamo una logica ai sostenitori del tifo organizzato, una governance appropriata a quello che si addice ad una curva da stadio. Bandiere e cori lanciati attraverso un megafono non hanno mai costituito un problema per la platea che gremisce il settore in oggetto. Benché meno trovare un posto diverso da quello segnato sul tagliando acquistato. Si ritorni a dare voce al popolo azzurro, si ritorni ad essere il 12° uomo in campo, quel catino difficile da espugnare.

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