Superbonus. Deloitte chiede video antifrode, protestano i tecnici: “Ennesima mancanza di rispetto”

di Martina Orecchio – Sembra una storia senza fine quella legata al Superbonus 110%, che dopo aver subito numerosi blocchi e intoppi, adesso deve sopravvivere all’ennesima complicanza.

Partiamo dal presupposto che il Superbonus 110% è una misura di incentivazione introdotta dal Governo Conte, dal decreto-legge “Rilancio” del 19 maggio 2020, che puntava a rendere più efficienti e più sicure le abitazioni attraverso un meccanismo che prevedeva la possibilità di effettuare i lavori a costo zero. La misura ha portato alla nascita di nuove imprese edili, che significa più occupazione e il rilancio dell’intero settore.

Vale la pena ricordare che il settore dell’edilizia è un settore che traina il Prodotto Interno Lordo italiano, la cui crisi genererebbe effetti devastanti sull’intera economia del paese.

Integrare la documentazione con dei video

L’ultima novità al riguardo è che Deloitte, società che offre servizi di consulenza alle imprese, non ritiene più sufficienti le mille asseverazioni dei tecnici e, come se non bastasse, chiede loro di integrare la documentazione con dei video che dimostrino il completamento del 30% dell’intervento.

Non ci stanno a fare la parte dei cattivi i professionisti tecnici, che da mesi pretendono più risposte dal governo. Inarsind, l’Associazione Sindacale di Architetti e Ingegneri Liberi Professionisti, insieme a molti Consigli provinciali degli architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori, considera offensiva la richiesta.

La Rete delle Professioni Tecniche (RPT) ha espresso indignazione per la richiesta, annunciando che invierà una diffida alla società Deloitte e sottoporrà la questione alla Commissione di monitoraggio, alle istituzioni e alle forze politiche.

“Comprendiamo la necessità da parte degli operatori finanziari di tutelarsi contro eventuali (ahinoi inevitabili) truffe – scrive Inarsind – ma a tal fine è assurdo che dopo aver richiesto di produrre l’asseverazione di noi tecnici, averci fatto sottoscrivere una specifica polizza a copertura della quota del SAL verificata anche da Enea, dopo aver introdotto l’obbligo dell’invio di una pec ai committenti e all’impresa contenente dichiarazioni e tutta la documentazione probatoria possibile (foto, sal, dichiarazioni del professionista, libretto delle misure) vengano richiesti ulteriori dimostrazioni di veridicità delle nostre dichiarazioni”.

“È sintomo di una profonda mancanza di rispetto nei confronti delle nostre categorie professionali – continua Inarsind – che stanno impiegando da tempo tutte le proprie energie e competenze a servizio della collettività, andando a fornire un servizio pubblico nello spirito della sussidiarietà come ci viene richiesta dalla pubblica amministrazione”.

“Riteniamo inoltre – insiste Inarsind – che non siano state adeguatamente valutatele le conseguenze in materia di tutela della privacy nella produzione di un video che, inevitabilmente, comprenderebbe parti di abitazioni private che, pur non oggetto di bonus sarebbero coinvolte dalle riprese”.

“Vi invitiamo quindi a recedere dalla richiesta avanzata – conclude – favorendo, con ciò, gli adempimenti che gli asseveratori sono chiamati ad assolvere per la realizzazione di opere che, pur nel travagliatissimo percorso che ne ha contraddistinto l’attuazione, consideriamo di utilità per l’intero Paese”.

La misura in questione parte dallo Stato e da quest’ultimo dovrebbe essere tutelata, insieme alle migliaia di persone, tra professionisti e cittadini, che sul Superbonus e sui bonus edilizi hanno investito tempo e denaro.

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