Giù le mani dalle Toghe Rosse italiane

di Biagio Fusco – La diatriba che oggi vede a duro confronto il Governo centrale da una parte e la Magistratura dall’altra approda fino al supremo organo di rilievo costituzionale, responsabile e garante, in Italia, dell’autogoverno del terzo potere (il CSM). Cioè si sale di grado, visto che Area, l’associazione cui in seno alle toghe rosse aderiscono i giudici di ispirazione progressista, ha formalmente chiesto l’apertura di un fascicolo a tutela della collega Gip di Roma Emanuela Attura, la quale ha decretato con proprio provvedimento l’imputazione coatta per il sottosegretario alla Giustizia Delmastro, nell’ambito dell’inchiesta messa in piedi per il caso Cospito.

In altri termini, che danno una visione senz’altro più ampia del contrasto, la questione nasce da uno scambio di note al vetriolo tra Palazzo Chigi e l’ANM, all’esito del quale sarebbe stato sollecitato il pronto intervento del Consiglio Superiore della Magistratura. Tutto ha origine da un attacco frontale sferrato dall’Esecutivo a guida Meloni, reo di aver attribuito con inaccettabili illazioni accuse infondate verso una parte delle Toghe, che avrebbe fornito – il condizionale è d’obbligo – un appoggio all’opposizione nelle vicende che hanno coinvolto Santachè e Delmastro. Immediata la replica secca del Presidente di ANM Santalucia, che assumendo le vesti della rappresentanza istituzionale dei giudici italiani lamenta un tentativo da parte del Governo di delegittimazione dell’autonomia ed indipendenza del proprio operato, il quale pesa come un macigno insostenibile sugli equilibri repubblicani.

Non si fa attendere la dichiarazione del vice Premier Tajani che sull’argomento, dalle colonne de Il Messaggero, stavolta si lascia andare a parole non certo distensive: “ …trovo singolare l’imputazione coatta di Delmastro. Il Gup non può diventare un nuovo Pm. Anche per questo come Forza Italia e come governo andremo avanti sulla riforma della separazione delle carriere che è uno dei pilastri storici del nostro programma fin dal 1994 ed era un sogno irrealizzato di Berlusconi . E sul caso Santanchè insiste: ” È una questione di principio: siamo garantisti, non si è colpevoli fino al terzo grado di giudizio “. 

Di diverso avviso appare l’Avvocato Giuseppe Conte, a capo del Movimento pentastellato, che non ha dubbi quando afferma che la discussione attualmente in atto, da cui è derivata una contrapposizione non sconosciuta agli archivi della recente storia italiana tra Politica e Magistratura, ovvero tra Potere Legislativo e Potere Giudiziario, probabilmente nasconde l’assenza di una intesa intorno ad un tema ben più delicato, che si collega alle intenzioni profondamente riformiste manifestate dalla maggioranza di centro – destra in materia di Giustizia. Il Prof. Conte non ricorre a perifrasi od eufemismi e dice: “…è l’ennesima provocazione di un governo inadeguato e pericoloso…Le uscite complottiste dei giorni scorsi di Palazzo Chigi e Via Arenula…sono la dimostrazione di quei tratti reazionari che questo esecutivo ha evidenziato sin dal primo decreto sul rave party. L’attacco alla magistratura per trovare un salvacondotto ai…. Delmastro e Santanché non è tollerabile “.

Il leader grillino si mostra aspramente critico nei confronti della ipotesi di riforma della giustizia italiana oggi al vaglio del consiglio dei ministri, guardando ad essa  non tanto come tale quanto per lo più come ad una vera controriforma che non potrà dare risposte sostanziali alle istanze di tutela provenienti dai cittadini che domandano la riparazione delle offese subite; tutto ciò sembrerebbe plausibile se ci si concentrasse su alcuni tratti del suo progetto strutturale, i quali comprometterebbero seriamente l’autonoma capacità investigativa e punitiva della magistratura.

Ovviamente si colloca in profondo disaccordo la posizione del deputato Tommaso Foti, che, sul punto, si dice innanzitutto sorpreso della renitenza palesata in generale rispetto alla proposta di legge presentata dal ministro Nordio, noto magistrato, ribadendo comunque la necessità inderogabile che ciascuno di noi comprenda ed osservi la distinzione dei singoli ruoli e ritenendo le reazioni dell’ANM dettate e sorrette da una sterile volontà di perseguire semplici provocazioni: ” Sulla critica deve valere un principio di reciprocità, non di esclusività. Altrimenti un potere sarebbe più potere dell’altro “. A quanto pare non ci sarebbe nessun mediatore, animato da uno spirito libero che con saggezza e sapienza riuscisse in un intento pacifista a sciogliere i nodi della disputa, se non giungesse provvidenziale il parere autorevole del Procuratore Nazionale Antimafia Giovanni Mellillo, il quale predica tranquillità e consiglia agli attori della polemica una sorta di congelamento temporaneo dell’iter che porta alla riforma della giustizia, al fine riacquistare una lucida serenità nel dialogo e garantire: “…un impegno bipartisan a non fare della giustizia un terreno di scontro polemico, ma di farne il terreno di un bene comune