Un detenuto di 32 anni, di origine algerina, si è tolto la vita all’interno del carcere di Poggioreale, impiccandosi nel bagno della sua cella con una corda rudimentale, realizzata intrecciando un lenzuolo. Il tragico gesto si è consumato in una cella angusta e in condizioni igienico-sanitarie difficili, che l’uomo condivideva con altri cinque detenuti. Sono stati proprio loro a mostrare il mezzo utilizzato al Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello.

Il giovane, identificato come Harar, era stato trasferito da circa due mesi dal carcere di Benevento a quello di Poggioreale. Nei giorni scorsi aveva ricevuto la notifica di una nuova condanna, un evento che potrebbe aver inciso profondamente sul suo stato d’animo, conducendolo al gesto estremo.

Il Garante ha raccolto testimonianze da detenuti, agenti, educatori e dalla direzione dell’istituto, denunciando una situazione critica: “Dalle 19 fino al mattino, la sorveglianza è ridotta al minimo, con un solo agente a coprire due piani. C’è bisogno di un rafforzamento del personale sanitario, soprattutto nelle ore serali e notturne, perché in molti casi si tratta di minuti per salvare una vita”.

Questo episodio rappresenta il secondo suicidio in un carcere campano dall’inizio del 2025, sollevando ancora una volta l’attenzione sulle condizioni di detenzione e sulla necessità di interventi mirati per prevenire simili tragedie.