
Napoli – La Croce dei Cariati, un simbolo storico e di protezione per la città di Napoli, è finalmente tornata al suo posto. Eretta nel 1836, la croce era stata posizionata in segno di protezione dall’epidemia di colera che colpì la città, diventando nel tempo un emblema di speranza e resilienza per i napoletani. Tuttavia, nel 2023, un violento vento l’ha fatta crollare dal suo basamento, lasciando un vuoto nel cuore della comunità.
Ora, dopo un lungo periodo di restauro, la Croce dei Cariati è stata restituita alla città grazie al lavoro degli “Scugnizzi a Vela“, un gruppo di giovani a rischio provenienti dall’Istituto Penale Minorile (IPM) di Nisida. Questi ragazzi, attraverso un progetto di recupero del patrimonio artistico, hanno avuto l’opportunità di restituire nuova vita al simbolo, contribuendo al restauro di un bene che rappresenta la fede e la speranza della comunità. Il progetto ha avuto anche un forte valore educativo, offrendo ai giovani coinvolti un’opportunità di riscatto sociale, permettendo loro di sentirsi parte attiva nella cura della propria città.
Oggi, la Croce dei Cariati è di nuovo nella Chiesa di S. Maria del Carmine alla Concordia, dove è stata custodita durante il restauro. Lunedì 15 aprile alle 10.30, si terrà una cerimonia durante la quale la Croce incontrerà i fedeli, alla presenza delle autorità civili, ecclesiastiche e della magistratura. Questo incontro segnerà un momento di riflessione e partecipazione per tutta la città, che celebra il ritorno di un simbolo di fede e di speranza che ha attraversato secoli di storia.
Venerdì 18 aprile, la Croce sarà definitivamente riposizionata sul basamento che l’ha ospitata dal 1836, restituendo così alla città un pezzo del suo patrimonio storico e spirituale, testimone di un passato che continua a essere un faro per le generazioni future.
La Croce dei Cariati non è solo un oggetto di culto, ma un segno tangibile di come la fede, la storia e il lavoro di recupero possano incontrarsi per restituire alla comunità un simbolo di speranza e resilienza. Un segno che, oggi più che mai, rappresenta anche il riscatto di chi, spesso marginalizzato, trova nel recupero e nella cura del patrimonio comune una via per la propria rinascita sociale.
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