Il Napoli batte la Roma 1-0 all’Olimpico e sorpassa in vetta i giallorossi, raggiungendo il Milan a quota 28 punti. E’ una rete di Neres nel primo tempo a regalare agli uomini di Antonio Conte un successo che ha un grande impatto sull’autostima dopo le recenti difficoltà in trasferta. Esce ridimensionata invece la squadra di Gian Piero Gasperini, capolista solitaria dopo 12 giornate come non accadeva dalla stagione 2013/14.

La compagine partenopea centra la terza vittoria di fila e questo successo potrebbe essere uno di quelli determinanti nell’economia di una stagione di Serie A così equilibrata. La compagine partenopea batte 1-0 la Roma allo Stadio Olimpico di Roma e disputa una partita cinica e gagliarda. La squadra di Conte propone più intensità sin dal fischio d’inizio dell’arbitro Davide Massa. Non vi sono occasioni importantissime ma sia il Napoli che la Roma costruiscono mezze opportunità. Mile Svilar si fa trovare pronto in un paio di circostanze spinose, anche se non irresistibili. Il punto di svolta della partita arriva al 36° minuto di gioco: Amir Rrahmani sradica il pallone dai piedi di Manu Koné mediante un intervento duro ma regolare nell’interpretazione arbitrale. David Neres e Rasmus Hojlund orchestrano al meglio la ripartenza e il brasiliano trafigge Svilar.

l Napoli di Conte riesce a difendersi con compattezza mentre la Roma di Gasperini, squalificato e nervoso in tribuna, non trova le soluzioni per scardinare la scatola difensiva partenopea. Il vice di Gasperini Tullio Gritti – probabilmente su ordine del Gasp – prova a mischiare le carte in tavola ma l’unico subentrato ad avere impatto reale sulla partita è Neil El Aynaoui. Nel finale di partita un guizzo di Paulo Dybala crea un’occasione invitante per Tommaso Baldanzi. Tuttavia Vanja Milinkovic-Savic chiude la saracinesca. Il Napoli si porta a casa un successo pesantissimo e il 3-4-3 di Conte continua a funzionare: la compagine partenopea pare rinata e ritorna in vetta, a pari merito con il Milan di Massimiliano Allegri. I giallorossi invece – dopo le sconfitte contro Inter e Milan – cadono al termine di un’altra partita di cartello. La stagione è ancora lunga ma la Roma deve crescere e – visto l’equilibrio là davanti – ha la necessità di farlo in fretta.

Conte entra poi nel cuore della partita, riconoscendo il grande valore dell’impresa contro una delle squadre più solide del campionato: “Venire a Roma e giocare con quella autorità non è mai semplice. Ho chiesto ai ragazzi di guardare l’avversario dritto negli occhi dal primo minuto, e lo hanno fatto”.

A preoccupare l’allenatore non è l’aspetto tattico, né la qualità del gioco, ma la lunga lista di assenze che continua a condizionare le rotazioni: “Viviamo un periodo complicatissimo dal punto di vista numerico. Le indisponibilità dureranno ancora a lungo. Non sono agitato, però spero che ai giocatori rimasti non accada nulla. Con tutte le defezioni, la squadra ha risposto alla grande”.

Il passaggio al 3-4-2-1, decisivo per svoltare contro Atalanta e Roma, è frutto più della necessità che della volontà: “Siamo tornati al sistema che avevo utilizzato appena arrivato, semplicemente perché non avevo alternative. Dietro Lobotka e McTominay abbiamo solo un jolly come Elmas e un giovane di talento come Vergara, che dovrà dare il suo contributo perché mi serve un’altra opzione”.

Conte sottolinea però come il gruppo, pur ridotto, stia rispondendo in modo esemplare: “I ragazzi stanno mostrando entusiasmo, cuore e determinazione. Queste tre cose non devono mancare mai, perché sono gli stessi ingredienti che ci hanno portato allo scudetto”.

“Il presidente? Parole che fanno piacere. Dobbiamo continuare così: è un momento da elmetto”

Il riferimento arriva poi alle parole di Aurelio De Laurentiis, che al termine del match ha definito Conte “un condottiero”. Il tecnico ringrazia, ma non si esalta: “Mi ha fatto davvero piacere. Per noi questo è un momento da elmetto: mantenere lo standard delle ultime gare è qualcosa di straordinario. Abbiamo tante difficoltà, ma dobbiamo restare uniti e andare avanti. Il messaggio lo abbiamo dato prima di tutto a noi stessi: se vogliamo, possiamo”.

Chiusura con una battuta amara, che però riflette la complessità del lavoro: alla domanda su come definirebbe il mestiere dell’allenatore, Conte risponde con la sua solita schiettezza: “Difficile trovare un aggettivo. Di sicuro non è un mestiere che consiglierei a un amico. A un nemico, sì: è il lavoro più sconsigliato del mondo”.