NAPOLI – Il cuore del trapiantologico campano batte sempre più forte, e lo fa al Monaldi. L’ospedale napoletano, polo di riferimento regionale per la cardiochirurgia e i trapianti, ha presentato il bilancio triennale delle attività, certificando risultati che lo collocano tra le eccellenze nazionali e internazionali.
I numeri parlano chiaro: mortalità a un anno ridotta al 9%, contro una media nazionale che si aggira intorno al 25%. Un dato che si traduce in una sopravvivenza del 90% a 365 giorni, ben 15 punti sopra la media italiana. Un risultato che segna una svolta storica per la sanità campana.
Ma non è solo la qualità a crescere. Anche la quantità degli interventi è aumentata in modo significativo: +43% di trapianti di cuore, passati da 15 a 23 negli ultimi tre anni. A questi si aggiungono 8 impianti di LVAD (cuore artificiale), con una sopravvivenza a un anno dell’85%, confermando il Monaldi tra i pochi centri italiani in grado di gestire con successo trapianti complessi supportati da dispositivi meccanici.
«La nostra curva di sopravvivenza a un anno ha raggiunto il 90%», ha spiegato Claudio Marra, direttore della U.O.S.D. Procedure Innovative in Cardiochirurgia e Trapianti dell’ospedale diretto da Anna Iervolino. «Un risultato che nasce da un modello integrato di presa in carico totale del paziente».
Il vero punto di forza, infatti, è l’approccio multidisciplinare: cardiochirurghi, cardiologi, anestesisti, internisti, psicologi e personale specializzato lavorano in sinergia in ogni fase del percorso, dalla gestione dello scompenso cardiaco avanzato al post-operatorio, fino al follow-up a lungo termine. Un modello che mette al centro il paziente, accompagnandolo per tutta la vita dopo il trapianto.
Durante la presentazione sono stati illustrati anche i progressi in ambito terapeutico e organizzativo. Cristiano Amarelli ha fatto il punto sulle nuove strategie di immunoterapia, mentre Irene Mattucci e Angelo Caiazzo hanno illustrato i risultati dell’attività ambulatoriale dedicata ai pazienti trapiantati. Grande attenzione anche alla qualità della vita post-intervento, con gli interventi delle psicologhe Mariella Pratillo e Valentina Penta, che hanno approfondito l’impatto psicologico e quotidiano del trapianto.
Lo sguardo è già rivolto al futuro, con le prospettive di sviluppo delineate da Fabio Ursomando e Salvatore Costanza, che puntano a rafforzare ulteriormente il ruolo del Monaldi nella rete trapiantologica.
Il modello del polo napoletano è ormai un riferimento anche a livello regionale. «Questi risultati dimostrano che il lavoro di squadra fa crescere la qualità», ha sottolineato Pierino Di Silverio, coordinatore del Centro Regionale Trapianti della Campania. «Stiamo costruendo una rete fondata su integrazione, percorsi condivisi e collaborazione costante tra i centri».
Un’eccellenza che racconta un’altra sanità possibile: capace di salvare più vite, innovare e accompagnare i pazienti ben oltre la sala operatoria.



