
I consigli dell’infettivologo Perrella: «Riposo, molta acqua e paracetamolo». La variante influenzale K colpisce duro in Campania, una delle regioni più interessate dalla diffusione del virus. Alessandro Perrella, direttore del reparto Malattie infettive ad alta contagiosità del Cotugno, spiega che la situazione era ampiamente prevista da parte degli infettivologi, ma che scontiamo anche gli effetti di «una campagna vaccinale non brillante, perché siamo partiti tardi e la copertura non è stata efficace come sarebbe dovuta essere». Molte persone finiscono in pronto soccorso con febbre alta e dispnea, è così aggressiva questa influenza? «Consideriamo che stiamo sempre parlando di soggetti over 65 o con altri problemi di salute come patologie croniche cardiorespiratorie e solo in pochi casi c’è bisogno del ricorso alla maschera con l’ossigeno, una situazione nemmeno lontanamente paragonabile al Covid. Tuttavia non dimentichiamoci che l’influenza stagionale non va mai presa alla leggera e che prima del Covid era il virus che mieteva più vittime nel corso dell’anno. La K è semplicemente una variante che siamo riusciti a intercettare, ma i virus per loro natura mutano in maniera rapidissima per evolversi, più alta è la copertura vaccinale meno mutazioni si vengono a creare». Colpisce anche la circostanza di giovani e ragazzi allettati con febbre molto alta.
«Anche questa è un classica manifestazione influenzale che però non deve spaventare i genitori. La febbre molto alta può colpire i giovani e durare dai tre fino a cinque giorni. Paradossalmente sono anche gli effetti dei giorni di festa che i ragazzi vivono più a contatto tra loro, magari facendo tardi nei locali, con vestiti leggeri e un’alimentazione non appropriata. Tutto ciò contribuisce a favorire la diffusione dell’influenza anche tra i giovani e i giovanissimi». Come si affronta? «Molto riposo, bere molta acqua, nel caso di vomito bere a piccoli sorsi. Somministrare tachipirina in dosi non eccessive, non più di 4 grammi al giorno, in combinazione con la vitamina C». E gli antinfiammatori? «Vanno somministrati solo se con la tachipirina non ci fosse risposta alla febbre, perché sono già un farmaco più importante e con più possibili effetti collaterali».
Perché l’alimentazione delle feste è dannosa? «Perché si basa soprattutto su grassi e zuccheri che appesantiscono l’organismo, mentre occorrerebbero vitamine, in particolare la C per aiutare le difese immunitarie». Lei ha parlato di una campagna vaccinale che non è andata benissimo, a suo avviso devono vaccinarsi solo i soggetti a rischio o tutti? «La vaccinazione antinfluenzale è quanto di più sicuro e più efficace si possa fare contro l’influenza di stagione. Io la consiglierei a tutti, giovani compresi, visto che sono soprattutto loro ad avere più contatti sociali soprattutto durante le festività natalizie. Allargare la platea dei vaccinati significa togliere armi al virus e impedire la nascita di nuove varianti con sintomi più forti».
Altri consigli pratici per non rischiare il contagio. «Quelli che ci ha insegnato il Covid. L’uso della mascherina, ad esempio, magari indossarla quando si va in locali molto affollati può essere un ottimo strumento di difesa o anche per impedire di contagiare altri». Anche perché l’influenza K non è l’unico virus in circolazione, vero? «Certo, ad esempio, tra chi arriva al Cotugno stiamo assistendo anche a una presenza importante di Rhinoenterovirus responsabili del raffreddore comune che dà sintomi meno importanti ma che è diffusissimo».




