«Il termine blasfemia utilizzato dal ministro Nordio mi sembra inappropriato». Ha risposto così Nicola Gratteri, prima dell’inizio della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario in corso a Castel Capuano. Il procuratore di Napoli ha sottolineato che «il ministro Nordio è una persona colta, conosce molto bene la lingua italiana, ma questa volta ha usato un termine inappropriato».
«L’anno scorso per me era importante non esserci – ha aggiunto Gratteri – mentre quest’anno ci sono e parlo, come sto facendo in tutte le trasmissioni televisive in cui vengo invitato, per spiegare per quale motivo bisogna votare no».
Il capo della procura partenopea ha aggiunto che «Napoli è una città effervescente sotto tutti i punti di vista, nel bene e nel male. Per quanto riguarda la violenza è una delle poche città, se non l’unica, dove si spara però è anche vero che è una città dove c’è un’altissima percentuale di reati scoperti, di fascicoli che non rimangono a ignoti, soprattutto perché abbiamo incentivato il numero delle telecamere».
Anche la presidente della Corte d’Appello di Napoli ha parlato di autonomia della magistratura: «La consultazione referendaria deve essere un momento alto, non un’occasione di contrapposizione, ma un’opportunità di dialogo. La Costituzione deve luogo di incontro e non di scontro, serve equilibrio», ha detto Maria Rosaria Covelli.
«Ho ripetuto più volte la parola indipendenza e non mi sento blasfemo», ha aggiunto Tullio Morello, rappresentante del Consiglio Superiore della Magistratura, che aveva aperto il suo discorso ricordando che «79 persone si sono tolte la vita in carcere lo scorso anno».
Per il sottosegretario, «in una dinamica di dialettica civile, non servono slogan secondo cui con la riforma i giudici, cito testualmente, dipenderanno dalla politica, la giustizia sarà controllata dal governo, il governo pretende l’impunità. Perché sappiamo che non c’è un solo rigo nel testo sottoposto al referendum che va in tali direzioni. La demonizzazione lasci il posto al confronto civile proprio di una vera democrazia. Il verdetto delle urne, qualunque sarà, andrà da tutti accolto con rispetto e soprattutto con serenità. Mi sembra che dopo la riforma, la Corte dei Conti non sia stata assassinata, ma gode di salute».
Mantovano ha poi aggiunto: «Per le norme attuative della riforma sarà necessario il dialogo con Magistratura e Avvocatura».
«Assistiamo, con grande preoccupazione, a martellanti campagne denigratorie contro i magistrati che si trasformano, anche al di là della intenzione, velocemente in campagne d’odio. La discussione diventa aggressione, la divergenza diventa delegittimazione; i social amplificano e deformano. Con amarezza abbiamo dovuto registrare, proprio qui a Napoli, inaccettabili aggressioni verbali e addirittura fisiche a magistrati», ha detto il procuratore generale Aldo Policastro, nel suo intervento alle cerimonia di apertura dell’anno giudiziario alla presenza del sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano.
«Vorrei che fosse chiaro a tutti – aggiunge – il magistrato non risponde né alla piazza né al potente di turno. Il magistrato risponde sempre e soltanto alla legge».
Questo clima, secondo il procuratore generale, «va peggiorando con l’approssimarsi del referendum sulla riforma costituzionale della magistratura. Ho già espresso il mio orientamento nettamente contrario a questa riforma che, a mio parere, se verrà approvata, produrrà solo l’indebolimento della giurisdizione con un diverso equilibrio tra i poteri e nessun beneficio per la giustizia e i cittadini».
Policastro ha così concluso: «Un autogoverno debole, come quello che si avrà con la riforma, produce, nei fatti, un’autonomia e un’indipendenza debole di Pm e Giudici».
Naturalmente nel corso della cerimonia sono stati trattati i temi della situazione della giustizia sul territorio. Da Policastro è arrivato un nuovo allarme: «L’uso crescente e disinvolto delle armi anche tra i più giovani, ci pone di fronte il dramma della criminalità minorile», ha detto.
«Nel 2025 la Procura per i minorenni ha iscritto 8 procedimenti per omicidio, 40 procedimenti per associazione camorristica, ben 468 per armi e, addirittura, 4 per terrorismo». Per il procuratore si tratta di «dati preoccupanti» ed ha aggiunto: «Le stese, i ferimenti e gli omicidi tra giovanissimi non erano mai stati così frequenti né così giovani gli autori e le vittime. Fatti ed eventi criminosi, registrati anche in quei quartieri, come la Sanità e i Quartieri Spagnoli, che una visione ottimistica e una narrazione, temo, ad uso turistico hanno voluto raccontare come liberati dalla camorra. Sono un campanello di allarme potente e ci richiamano bruscamente alla realtà».
Per il procuratore quando un quindicenne entra in una dinamica criminale «è la società intera a fallire. Povertà, povertà educativa, vulnerabilità sociale, assenza di riferimenti adulti, emarginazione, sirene ingannevoli della camorra e disponibilità di armi compongono un mosaico con il quale bisogna fare i conti. La verità è che nessuna istituzione, da sola, può affrontare questa terribile realtà».
«C’è ancora tanto da fare – ha concluso Policastro – e non solo e non tanto sul piano della repressione. La Procuratrice per i Minorenni di Napoli, forte della sua esperienza, lo ha più volte ripetuto, non solo repressione per i minorenni ma interventi sociali».



