
Dubbi della Cassazione sulla ‘società cartiera’ della professionista coinvolta insieme ad altre 19 persone nella maxi inchiesta della guardia di finanza su un corposo giro di false fatturazioni. La terza sezione della Corte di Cassazione, presieduta da Aldo Aceto, si è pronunciata sul ricorso presentato da Valeria Sisti, 41enne imprenditrice di Cassino, avverso l’ordinanza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere. Il gip sammaritano, accogliendo la richiesta del pubblico ministero, ha disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente di beni nella disponibilità di Sisti per un importo pari al profitto illecito conseguito di 576.000 euro in relazione al reato di indebita compensazione di crediti inesistenti. L’imprenditrice è stata coinvolta insieme ad altre 19 persone nella maxi inchiesta della guardia di finanza del comando provinciale di Caserta che ha acceso i riflettori su un corposo giro di false fatturazioni.
A far scattare l’attività investigativa è stato un controllo intrapreso dalle fiamme gialle nei confronti della Maioris C&C: esaminate le verifiche fiscali, condotte dalla Direzione provinciale di Caserta dell’Agenzia delle Entrate, i militari la identificarono come una potenziale società ‘cartiera’. Altro aspetto che insospettì gli investigatori fu la mole dei crediti d’imposta per investimenti nel Mezzogiorno e per attività di ricerca e sviluppo di cui la ditta, negli anni precedenti, aveva beneficiato. Attraverso una serie di società formalmente intestate a prestanome – tra cui la Ciquadro Srls, la Service Doc Srls, la Oshiri Technology, Mineral Barium Italia Gas e Luce Srl e la L.C. Elaboration – sarebbero stati generati crediti d’imposta inesistenti legati a investimenti e a brevetti mai realmente sviluppati. Il meccanismo prevedeva l’emissione di fatture per operazioni inesistenti, la cessione fittizia di rami d’azienda e l’utilizzo di contratti di compravendita di brevetti fasulli per gonfiare i bilanci e simulare spese di ricerca e sviluppo.
I crediti così creati sarebbero stati poi ceduti o compensati con debiti tributari reali, consentendo di azzerare i versamenti dovuti allo Stato. Secondo la tesi accusatoria gli indagati Daniele Messina, Luca Cacciapuoti, Matilde Maestro, Nadia Lunghi,Gennaro Capasso, Francesco Saverio Lanzaro, avrebbero generato un credito inesistente d’imposta per investimenti pari a 576mila euro trasferito mediante la simulazione di una cessione del ramo d’azienda della società Ciquadro Srl alla società De.Tra.Log riconducibile a Valeria Sisti la quale avrebbe successivamente utilizzato tale credito per effettuare indebite compensazioni nell’annualità 2021 mediante la presentazione di modelli F24 con conseguente mancato versamento delle somme dovute all’Erario. Il gip qundi ritenuta la sussistenza del fumus commissi delicti e del profitto del reato individuato nelle somme non versate riteneva ammissibile il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
Avverso tale provvedimento ha proposto ricorso in Cassazione la ricorrente a mezzo dei suoi legali eccependo il difetto del fumus commissi delicti contestando quindi la sussitenza di un accordo fraudolento oltre che il periculum in mora. Per la Suprema Corte il ricorso è inammissibile nella parte in cui viene contestato il fumus commissi delicti, “la ricorrente non poteva ignorare l0inesitenza del credito portato in compensazione e resta evidente la natura artificiosa la natura meramente artificiosa dell’operazione di cessione del ramo d’azienda”. Accolto il ricorso per la questione del periculum in mora poichè “non è stato ben evidenziato un pericolo di dispersione dei beni”. Per tale motivo è stata annullata l’ordinanza impugnata limitatamente alle esigenze cautelari con rinvio per un nuovo giudizio al tribunale di Santa Maria Capua Vetere.




