“L’agonia del piccolo Domenico si è conclusa, ma il dovere di non dimenticare comincia adesso», lo scultore Domenico Sepe, dedica la sua opera a Patrizia Mercolino, la mamma del piccolo Domenico, il bambino di due anni e tre mesi a cui è stato trapiantato un cuore ‘danneggiato’.
La Misericordia Pacis, del Maestro Sepe rappresenta una mamma che sta affrontando il dolore più grande, commenta l’autore:
«La Misericordia Pacis nasce dal silenzio più duro da accogliere: quello di una madre che stringe il proprio bambino e ne custodisce l’ultimo respiro. In queste ore di dolore collettivo, l’opera assume un significato ancora più profondo. Non è solo una scultura, ma un abbraccio che tenta di restituire dignità a una ferita che nessuna parola può colmare».
L’artista, Domenico Sepe, in questi mesi ha realizzato nella sua bottega d’arte ad Afragola, l’opera in argilla, che poi una volta formata diventerà bronzo, raffigurante una Pietà, ma umanizzata, spiega l’autore: “Una mamma che perde il suo bambino”
Ho iniziato quest’opera qualche mese fa e oggi quell’immagine paradossalmente coincide con il dolore collettivo della scomparsa del piccolo Domenico, che è diventato figlio di tutti, per questo ho sentito la necessità di dedicarla a Patrizia, per esserle vicino portandole il conforto dell’arte e allo stesso tempo un messaggio di speranza». Un’opera che si rifà alla Pietà di Michelangelo, ma senza riferimenti liturgici: c’è una madre e il suo bambino. La mano della donna riversa verso il basso, mentre con l’altra stringe il figlioletto morto, sembra chiederci di fermarci, di non girarci dall’altra parte, di non dimenticare. Aggiunge il Maestro, con il suo sguardo attento e sensibile sulla contemporaneità: «La mano della madre che si apre verso il basso non è un gesto di resa, ma un invito: fermiamoci, non distogliamo lo sguardo, non lasciamo che questa vicenda scivoli via come un fatto di cronaca. L’arte, quando nasce dal dolore, può diventare un ponte tra ciò che è perduto e ciò che ancora possiamo salvare: la memoria, la giustizia, la speranza».
Conclude lo scultore, Domenico Sepe: «Dedicare questa Pietà umanizzata a Patrizia significa riconoscere il coraggio di una madre che ha affrontato l’impensabile, e allo stesso tempo ricordare che il piccolo Domenico è diventato figlio di tutti noi. La sua storia ci ha attraversati, ci ha interrogati, ci ha costretti a guardare in faccia la fragilità della vita e le responsabilità che la circondano».
Dal Mattino.it



