
In aula il teste ha raccontato i tentativi dei Mezzero per la gestione dell’attività commerciale: “Non sapevo chi fossero altrimenti non ci avrei avuto a che fare”. Ero il proprietario dell’autolavaggio a Curti dato poi in locazione. Cercai un nuovo gestore tramite il passaparola e facevo colloqui ai potenziali interessati, poi lo diedi all’epoca dei fatti ad un ragazzo di Marcianise che aveva una medesima attività al Tarì. Incontrai anche Alessandro Mezzero”. Sono le dichiarazioni del proprietario dell’autolavaggio ‘preteso’da Antonio Mezzero su ‘pressione’ della moglie per un ‘cambio vita’, rese nel processo a carico di Vincenzo Addario, 59enne di Santa Maria Capua Vetere, e Giuseppe Diana, 79enne di San Cipriano d’Aversa, ritenuti ‘fedelissimi’ del boss Antonio Mezzero e accusati di estorsione aggravata dalla metodologia mafiosa. Dinanzi alla seconda sezione del tribunale di Santa Maria Capua Vetere, presieduta da Rosetta Stravino, il teste escusso dal sostituto procuratore Vincenzo Ranieri della Dda di Napoli ha chiarito che “Alessandro Mezzero mi disse che era un collega, io sono titolare di un caseificio a Villa Literno, lui mi disse che era il titolare del caseificio Alba a San Prisco.
Era interessato alla gestione dell’autolavaggio. Si presentò all’incontro con lo zio Vincenzo Addario che faceva il rivenditore di auto sulla Nazionale. Ci fu un secondo incontro con Mezzero e poi videochiamate, solo con lui. Era interessato ad affittare l’autolavaggio ad un parente, al figlio di una sorella mi pare che era uscito da poco di galera e si doveva riabilitare. Lo zio di Mezzero negli incontri mi disse che avrebbe dato una mano con l’autolavaggio portando le auto o i camper che aveva all’autosalone e poi era interessato alla rivendita di auto sul piazzale dell’attività”.Il proprietario dell’autolavaggio ha poi spiegato che “venne da me al caseificio Giuseppe Diana conosciuto come ‘Peppe oraziucciell’ che conosco da molti anni e mi chiese se volevo favorire il parente di Mezzero. Io gli spiegai che già avevo stipulato il contratto col ragazzo di Marcianise che mi sembrava più affidabile e che non mi interessava così lui mi disse di scegliere il parente di Mezzero e che se non l’avessi fatto mi sarebbe capitata una mala azione. Mi arrabbiai e chiamai Alessandro Mezzero per dirgli che non si doveva permettere di mandarmi a dire queste cose. Lui si scusò e non lo sentii più. Mi sentivo offeso e minacciato”.
Il teste ha poi sottolineato che “all’inizio mi sembrava solo una pratica commerciale di locazione di una attività e poi mi sentii minacciato e perciò mi arrabbiai tanto dopo l’imbasciata di Peppe. Non sapevo che era Alessandro Mezzero, lo conoscevo solo come il titolare di un caseificio, se avessi saputo chi era non ci avrei mai avuto a che fare”. Si torna in aula nel mese di marzo per l’escussione dei testi della difesa. Vincenzo Addario e Giuseppe Diana sono stati coinvolti – inseme ad altre 11 persone tra cui il boss Antonio Mezzero che hanno optato per il rito abbreviato – nell’operazione dei carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Caserta, coordinata da sostituto procuratore della Dda di Napoli Vincenzo Ranieri, nell’ottobre 2024. La complessa attività investigativa, svolta tra settembre 2022 e giugno 2023, ha permesso di documentare il riassetto del clan dei Casalesi, attivo nei territori di Grazzanise, Santa Maria La Fossa, Vitulazio, Capua, San Tammaro, Santa Maria Capua Vetere, Casal di Principe e comuni limitrofi.
Antonio Mezzero, storico appartenente al gruppo Schiavone, scarcerato nel luglio 2022 dopo un lungo e ininterrotto periodo di detenzione (iniziato nel marzo del 1999), pur sottoposto dapprima alla libertà vigilata e successivamente alla sorveglianza speciale di pubblica sicurezza con obbligo di soggiorno, si è da subito adoperato per riorganizzare il gruppo criminale e affermare il proprio controllo del territorio. Le indagini hanno altresì consentito di acclarare la disponibilità di armi da parte del sodalizio criminale. Nel collegio difensivo sono impegnati gli avvocati Claudio Sgambato, Angelo Santoro, Dario Di Nardo, Claudio De Stavola. Per le associazioni Sos Impresa Rete per la Legalità della Campania APS e Ambulatorio Antiracket e Antiusura di Terra di Lavoro APS costituitesi parte civile con gli avvocati Gianluca Giordano e Andrea Balletta.




