Articolo di Angela Esposito – Il Golfo di Napoli, noto in tutto il mondo per il viavai incessante di aliscafi, yacht e turisti, nasconde nelle sue profondità un segreto che profuma di preistoria. Una recente ricerca condotta dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn ha rivelato una presenza tanto massiccia quanto inaspettata tra i fondali di Capri e Ischia: una vera e propria comunità di squali capopiatto. Questi giganti del mare, scientificamente noti come Hexanchus griseus, hanno scelto le acque campane come loro dimora, regalando agli scienziati immagini straordinarie che raccontano di un ecosistema ancora capace di stupire e di rigenerarsi, nonostante la pressione antropica di una delle aree marine più trafficate del pianeta.

L’indagine, rilanciata dalle pagine de La Repubblica attraverso il racconto di Pasquale Raicaldo, è stata resa possibile grazie all’impiego di tecnologie all’avanguardia finanziate dal National Biodiversity Future Center. I ricercatori hanno calato nei fondali sistemi video-subacquei equipaggiati con esche specifiche, pensate per attirare i predatori degli abissi. La risposta del mare è stata entusiasmante: le telecamere, posizionate a circa 200 metri di profondità, hanno catturato il passaggio di almeno tredici esemplari diversi, con riprese eccezionali che mostrano fino a tre individui contemporaneamente nello stesso fotogramma. Si tratta di un numero estremamente significativo per una specie che solitamente predilige la solitudine delle grandi profondità.

Lo squalo capopiatto è un animale dal fascino magnetico e quasi alieno. Con le sue pupille dilatate e una struttura fisica che è rimasta praticamente immutata negli anni, rappresenta un vero e proprio fossile vivente. Questi esemplari possono superare i cinque metri di lunghezza, dimensioni che li rendono paragonabili al più celebre squalo bianco, ma le somiglianze si fermano all’impatto visivo. A differenza dei loro “cugini” più famigerati, i capopiatto non mostrano alcun interesse verso l’essere umano. Sono creature schive, abituate all’oscurità dei canyon sottomarini, e la loro natura pacifica li rende del tutto innocui per chi frequenta le acque del golfo.

L’avvistamento di una popolazione così numerosa e stabile non è solo una curiosità scientifica, ma rappresenta un indicatore fondamentale per lo stato di salute della biodiversità locale. La presenza di grandi predatori è infatti il segno tangibile di una catena alimentare strutturata e funzionale. Tuttavia, questa scoperta porta con sé una responsabilità precisa: la necessità di tutelare questi animali. Proteggere lo squalo capopiatto significa salvaguardare l’equilibrio biologico del Mar Tirreno, garantendo che queste creature possano continuare a solcare i nostri fondali come fanno da ere geologiche.

In un’epoca in cui la conservazione marina è diventata una priorità globale, la notizia del “boom” di squali nel Golfo di Napoli ci ricorda che la natura possiede una straordinaria capacità di resilienza. La convivenza tra l’attività umana in superficie e la vita selvaggia negli abissi è possibile, a patto che il progresso sia accompagnato dalla consapevolezza e dal rispetto. Questi giganti dagli occhi grandi non sono mostri da temere, ma preziosi custodi della nostra storia naturale che meritano di essere ammirati e, soprattutto, lasciati indisturbati nel loro regno di silenzio.