
Tragedia a Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, Procura apre fascicolo. Potrebbe esserci un caso di malasanità dietro la tragedia avvenuta il 26 aprile al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno, dove un bimbo, nato in anticipo alla trentatreesima settimana, è stato partorito dalla madre già morto. Ne sono convinti i familiari del neonato, soprattutto la madre, una 34enne di Casal di Principe, e il compagno, i quali tramite i loro avvocati Salvatore Capasso e Francesco Petito, dello Studio Metis di Aversa, hanno presentato denuncia ai carabinieri della Tenenza di Castel Volturno per chiedere che si faccia luce sulla vicenda, e si accertino le eventuali responsabilità mediche. A occuparsi del caso, con la decisione di procedere all’autopsia, è il sostituto procuratore di Santa Maria Capua Vetere Giacomo Urbano, che ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, disponendo nel contempo il sequestro della salma e della cartella clinica. La tragedia si è consumata in 48 ore, l’arco di tempo intercorso tra il primo accesso della 34enne al Pineta Grande Hospital, e il cesareo d’urgenza cui è stata sottoposta, con il piccolo estratto già morto.
La donna si era recata nella struttura sanitaria del litorale domizio il 24 aprile, lamentando forti dolori all’addome; visitata nel reparto di ginecologia del Pineta Grande, era stata trattenuta qualche ora in osservazione ma poi mandata a casa. Dopo neppure 24 ore, era la mattina del 25 aprile, la 34enne è stata costretta a tornare in ospedale, lamentando gli stessi forti dolori: il quadro clinico era però peggiorato e la donna è stata ricoverata e a distanza di circa 24 ore sottoposta a un cesareo. Tutto inutile: il piccolo è nato morto. Uno choc per la madre, che però non si è persa d’animo e ha deciso di cercare la verità sulla morte di suo figlio. Un’altra tegola per il Pineta Grande Hospital: il 30 marzo scorso infatti, il titolare della struttura, l’imprenditore Vincenzo Schiavone, è stato condannato a quattro anni e mezzo di carcere per il reato di falso in atto pubblico in relazione alla vicenda della 29enne Francesca Oliva, morta nel maggio 2014 nella clinica casertana per setticemia dopo aver dato alla luce tre gemelli, di cui due morti (un maschietto e una femminuccia) e la terza sopravvissuta. Insieme a Schiavone sono stati condannati i medici Giuseppe Delle Donne e Gabriele Vallefuoco per aver falsificato la cartella clinica della giovane. Assolto invece un terzo medico, Stefano Palmieri.






