La Campania mostra segnali di crescita, ma il vero rischio è non riuscire a tenere il passo delle trasformazioni economiche e tecnologiche globali. È l’analisi di Luigi Carfora, presidente di Confimi Industria Campania e del Consorzio Suggestioni Campane Promotion, che commenta il Rapporto annuale della Banca d’Italia sull’economia campana.
Secondo il dossier, nel 2025 l’economia regionale è cresciuta dello 0,9%, registrando una dinamica superiore alla media nazionale. In aumento anche occupazione, investimenti, turismo e alcune componenti del sistema produttivo. Dati che, secondo Carfora, testimoniano la capacità di resilienza delle imprese campane nonostante uno scenario internazionale complesso.
«Il Rapporto della Banca d’Italia contiene segnali positivi che meritano di essere riconosciuti e valorizzati. Tuttavia sarebbe un errore utilizzare quei dati per costruire una rappresentazione semplificata o eccessivamente ottimistica della realtà economica regionale», afferma il presidente di Confimi Campania.
Carfora invita a distinguere tra investimenti programmati, autorizzati ed effettivamente realizzati, evidenziando come gli effetti delle misure pubbliche spesso si manifestino solo dopo anni. «Negare questi risultati sarebbe sbagliato, ma sarebbe altrettanto sbagliato ignorare le criticità che lo stesso Rapporto evidenzia con chiarezza», sottolinea.
Tra le principali problematiche evidenziate figurano il divario occupazionale rispetto alla media nazionale, le difficoltà legate all’occupazione femminile, la produttività, il potere d’acquisto delle famiglie e la capacità di trattenere giovani qualificati e competenze ad alto valore aggiunto sul territorio.
Secondo Confimi Industria Campania, la struttura produttiva regionale, composta prevalentemente da micro e piccole imprese, rappresenta al tempo stesso una forza e una fragilità. «È una grande forza perché significa flessibilità e radicamento territoriale, ma anche una debolezza quando queste realtà devono affrontare trasformazioni tecnologiche che richiedono investimenti consistenti e tempi rapidi di adattamento», spiega Carfora.
Il nodo centrale individuato dal presidente di Confimi è il fattore tempo. «La domanda che dobbiamo porci non è soltanto quanto cresce oggi la Campania, ma se la velocità di trasformazione del nostro sistema produttivo sia adeguata rispetto alla velocità con cui stanno cambiando i mercati globali».
L’attenzione si concentra soprattutto sulle sfide poste da intelligenza artificiale, robotica avanzata, automazione industriale e infrastrutture digitali. «Le PMI non possono affrontare la rivoluzione dell’intelligenza artificiale con i tempi della burocrazia», avverte Carfora, evidenziando il rischio che le imprese completino gli investimenti quando il vantaggio competitivo è già stato acquisito da altri operatori.
Per questo motivo, Confimi richiama le istituzioni alla necessità di rendere più efficienti le procedure amministrative. «Quando tra la presentazione di un progetto e il rilascio di un’autorizzazione trascorrono mesi o anni, il fattore tempo smette di essere un problema burocratico e diventa un problema economico», osserva il presidente.
Tra le priorità indicate figurano il rafforzamento del rapporto tra università e imprese, il sostegno alla diffusione delle nuove tecnologie, il miglioramento dell’accesso al capitale, la promozione delle reti d’impresa e la creazione di condizioni capaci di trattenere sul territorio giovani qualificati, ricercatori e professionisti.
«La Campania non è una regione in declino. È una regione che cresce. Ma è anche una regione che continua a convivere con fragilità strutturali che richiedono attenzione, investimenti e capacità di visione», conclude Carfora. «Il futuro non premia chi celebra il presente, ma chi si prepara prima degli altri al cambiamento».





