Si restringe l’inchiesta sulla presunta truffa ai danni dell’Inps legata a falsi certificati per il riconoscimento di pensioni di invalidità. Il Gip del Tribunale di Napoli Nord, Pia Sordetti, ha disposto tre misure cautelari di sospensione dall’attività professionale nei confronti dei responsabili di un Caf di Casal di Principe, accusati di aver utilizzato certificazioni mediche contraffatte, arrivando anche a clonare le firme di professionisti ignari.

I provvedimenti hanno raggiunto Vincenzo Simeone, ex consigliere comunale e gestore di fatto del centro di assistenza, Iolanda Di Caterino, legale rappresentante del patronato collegato all’associazione “Lega Comunale Uila”, e Gianluca Simeone, collaboratore del primo. Per tutti l’accusa riguarda la presunta realizzazione di un sistema finalizzato alla produzione di certificati medici falsi.

La decisione del Gip rappresenta un ridimensionamento rispetto alle richieste avanzate dalla Procura di Napoli Nord, che aveva chiesto misure cautelari nei confronti di 25 indagati, tra arresti domiciliari e interdizioni. A incidere è stato soprattutto il tempo trascorso dalla richiesta del pubblico ministero, depositata nell’ottobre 2024, oltre alle verifiche rese possibili dagli interrogatori preventivi introdotti dalla riforma Nordio, che hanno consentito di accertare l’estraneità di diversi medici inizialmente coinvolti nell’inchiesta.

Le indagini hanno preso avvio dalla denuncia di un medico nominato consulente tecnico d’ufficio dal Tribunale, che si era visto attribuire un certificato riportante una firma mai apposta. Da quella segnalazione sono partiti gli accertamenti della Guardia di Finanza, che hanno portato all’esame di 234 fascicoli relativi a ricorsi per il riconoscimento dell’invalidità civile.

Secondo l’ipotesi accusatoria, il meccanismo sarebbe scattato dopo il rigetto delle domande da parte dell’Inps. Attraverso certificazioni sanitarie ritenute false e successivi ricorsi giudiziari patrocinati da alcuni legali, sarebbe stato tentato il riconoscimento dei benefici previdenziali. Anche nei confronti degli avvocati coinvolti la Procura aveva richiesto misure cautelari, che non sono state accolte dal giudice.

Le indagini proseguono e resta ferma la presunzione di innocenza per tutti gli indagati fino a un’eventuale sentenza definitiva.