Il bilancio drammatico tracciato dalla Fillea Cgil regionale: “Nessun settore è al sicuro”. Caserta è la provincia campana con il più alto numero di morti sul lavoro dall’inizio dell’anno. A fine luglio sono 17 le vittime registrate, davanti a Salerno con 16, Napoli con 15, Avellino con 7 e Benevento con 4. È il quadro tracciato dal segretario generale regionale della Fillea-Cgil, Vincenzo Maio, che lancia un nuovo allarme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Secondo i dati illustrati dal sindacalista, il bilancio complessivo in Campania è già particolarmente pesante: sono 64 i lavoratori che hanno perso la vita nei primi sette mesi dell’anno, considerando sia gli incidenti avvenuti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere. A questi si aggiungono cinque lavoratori campani deceduti fuori regione e dieci vittime in itinere, a conferma di un fenomeno che, secondo Maio, interessa l’intero sistema produttivo.

L’analisi evidenzia come il problema riguardi tutte le fasce d’età. “Si muore a vent’anni come a settanta”, osserva Maio, sottolineando però il numero elevato di lavoratori con oltre 55 anni ancora impegnati in mansioni particolarmente gravose, ma anche quello di giovani che perdono la vita all’inizio del proprio percorso professionale. Quasi tutte le vittime sono uomini: 59 contro cinque donne. Gli incidenti, inoltre, coinvolgono una pluralità di comparti produttivi, dall’edilizia all’agricoltura, passando per trasporti, logistica, manutenzioni, artigianato e servizi. “Nessun settore può più sentirsi al riparo”, evidenzia il segretario della Fillea-Cgil. Tra tutti i comparti, resta l’edilizia quello che continua a pagare il tributo più pesante. Cadute dall’alto, schiacciamenti, crolli, utilizzo di macchinari, movimentazione dei carichi e criticità nell’organizzazione del lavoro sono ancora oggi tra le principali cause degli incidenti mortali. Per Maio, le norme da sole non bastano: servono controlli più efficaci, investimenti nella prevenzione, formazione continua e una diversa organizzazione del lavoro.

La sicurezza, aggiunge, non può essere considerata un costo da ridurre, ma il primo investimento da garantire. Il segretario regionale richiama poi l’attenzione sul valore umano dei numeri. “Dietro ogni vittima c’è una famiglia distrutta”, afferma, ricordando che le 64 persone morte sul lavoro non sono semplici statistiche, ma lavoratori usciti di casa per svolgere la propria attività e mai più rientrati. Infine l’appello alle istituzioni, alle imprese e a tutte le parti coinvolte. “Sessantaquattro morti in sette mesi ci dicono che non possiamo più limitarci a commentare le tragedie. È il momento di agire per impedire che si ripetano ancora”, conclude Maio, ribadendo la necessità di rafforzare i controlli e diffondere una vera cultura della prevenzione e della sicurezza sul lavoro.