Cinque persone sono state raggiunte da misure cautelari nell’ambito di un’indagine sulla produzione e vendita, anche all’estero, di valuta contraffatta. Il provvedimento, emesso dal Gip del Tribunale di Lanciano, è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Operativo Antifalsificazione Monetaria (N.O.A.M.) di Napoli con il supporto di Europol e dei militari dell’Arma competenti per territorio.

Tre indagati, residenti tra Montenerodomo, in provincia di Chieti, e Roma, sono stati posti agli arresti domiciliari, mentre per altri due, residenti ad Ascoli Piceno, è stato disposto l’obbligo di dimora nel comune di residenza.

L’inchiesta, denominata “Small Tower”, è stata avviata nel dicembre 2024 dalla Procura della Repubblica di Lanciano e condotta dal N.O.A.M. di Napoli attraverso attività investigative tradizionali e strumenti tecnologicamente avanzati. Le indagini, concluse nel luglio 2025, erano finalizzate a individuare i produttori e i rivenditori di banconote false operanti in Italia e all’estero.

Secondo gli investigatori, il gruppo criminale avrebbe realizzato non solo banconote in euro contraffatte, ma anche valuta estera, tra cui scellini tanzaniani, ugandesi e kenioti, lek albanesi e franchi della Comunità finanziaria africana. La valuta falsa veniva commercializzata attraverso la piattaforma di messaggistica Telegram, con pagamenti effettuati in criptovalute, e spedita ai clienti tramite plichi postali.

L’attività investigativa ha permesso di individuare e smantellare due stamperie clandestine nel comune di Montenerodomo, dove sono state sequestrate banconote contraffatte, telefoni cellulari, apparecchiature di stampa e materiale utilizzato per la produzione illecita.

Gli accertamenti hanno inoltre ricostruito le rotte internazionali utilizzate dall’organizzazione, che riforniva acquirenti in Francia, Finlandia, Germania, Spagna e Polonia. Proprio in Finlandia, grazie alla collaborazione tra le autorità, sono stati arrestati due acquirenti in possesso della valuta contraffatta inviata dall’Italia.

La Banca d’Italia ha classificato le banconote sequestrate in otto diverse classi di contraffazione, confermando l’elevato livello di organizzazione del gruppo.

Gli indagati hanno presentato ricorso al Tribunale del Riesame dell’Aquila contro le misure cautelari. Il 23 luglio 2026 il Collegio ha confermato integralmente le contestazioni provvisorie e le misure adottate, ritenendo concreto il rischio che gli indagati potessero riattivare una nuova stamperia clandestina e proseguire l’attività illecita.