Un sistema criminale radicato sul territorio ma con ramificazioni internazionali. È quanto emerge dall’inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, che ha ricostruito l’evoluzione del clan legato alla famiglia Zagaria.

Al centro delle indagini, coordinate dalla DDA e cristallizzate in una corposa ordinanza del GIP Fabio Provvisier, ci sono i fratelli Antonio Zagaria e Carmine Zagaria, ritenuti oggi ai vertici dell’organizzazione dopo l’arresto del boss Michele Zagaria.

Dal territorio al business globale

L’inchiesta descrive un’organizzazione capace di operare tra l’Agro aversano e scenari internazionali come Dubai e le Canarie.

Le attività spaziano dalle estorsioni “tradizionali” al controllo del gioco d’azzardo, fino a sofisticati sistemi di riciclaggio attraverso società, immobili e attività commerciali.

Secondo gli investigatori, locali apparentemente innocui come bar e negozi sarebbero stati utilizzati come basi operative per la gestione degli affari illeciti.

Il sistema criminale

Figura chiave dell’organizzazione sarebbe Carlo Bianco, indicato come elemento centrale nella gestione operativa: dalle estorsioni alla gestione delle slot machine, fino ai rapporti con altri clan.

Attorno a lui ruotava una rete articolata di collaboratori, tra referenti territoriali, autisti, “sentinelle” e intermediari, che garantivano il controllo capillare del territorio.

Affari e infiltrazioni

Tra i settori maggiormente coinvolti:

  • gestione dei rifiuti e appalti pubblici
  • commercio e attività alimentari
  • gioco d’azzardo legale
  • traffico di droga e usura

Secondo l’accusa, il denaro veniva poi reinvestito anche all’estero, con operazioni immobiliari e attività commerciali.

Le accuse e i 44 indagati

Complessivamente sono 44 le persone coinvolte nell’inchiesta, con diverse misure cautelari tra carcere e domiciliari.

Le accuse, a vario titolo, comprendono associazione di tipo mafioso, estorsione, traffico di stupefacenti, riciclaggio e usura.

Un sistema che si rigenera

L’indagine evidenzia come il clan sia riuscito a riorganizzarsi nonostante arresti e condanne, mantenendo una forte presenza sul territorio e adattandosi a nuovi modelli criminali.

Un quadro che conferma la capacità della criminalità organizzata di evolversi, combinando metodi tradizionali e strategie finanziarie moderne.