
“ Si apre la crisi di governo all’insegna della irresponsabilità politica “
di Biagio Fusco – Il Capo dello Stato, nel respingere prontamente le dimissioni presentate dal Premier Draghi offre per ora l’unico esempio di sensibilità istituzionale, con tale atto rimandando una crisi di governo che potrebbe rivelarsi altamente rischiosa per il Paese in un momento storico in cui siccità, inflazione che schizza a livelli mai conosciuti negli ultimi 30 anni, prossima crisi energetica autunnale, ripresa post pandemica e conflitto russo – ucraino gettano ombre sul futuro dell’Europa. Tutto pare abbia avuto origine dal voto in Senato sul DL Aiuti, in particolare dalla singolare ed inaspettata astensione dei 5 Stelle.
E’ bene fare qualche passo indietro e ricordare che il Movimento contribuì all’arrivo di Draghi a capo del governo nel febbraio del 2021, malgrado le pesanti remore espresse al proprio interno rispetto a quel nome più volte additato come burocrate e tecnocrate asservito alla lobby dei forti poteri finanziari di quell’Europa comandata dalle banche. Bisogna dare atto che le priorità dell’agenda politica, quali la non rinviabile campagna vaccinale e la compilazione del PNRR (che valeva 200 miliardi di euro, con l’obbligo preliminare e pregiudiziale di approvazione di un pacchetto riforme pena la decadenza dagli aiuti) imposero scelte ispirate verso un’unica direzione che portava al buon senso, alla mediazione ed alla immediata determinazione di intervento. Tuttavia, oggi vorremmo tutti non essere costretti a subire una impasse perché i Grillini sono, ormai da tempo, in crisi di consensi su scala nazionale e di identità della loro leadership, dunque vorremmo sapere che gli italiani non pagheranno il prezzo di maldestre manovre di palazzo o di forzature di logiche dettate dal desiderio di conservare la poltrona al meno sino al termine di maturazione del vitalizio.
Senza dubbio a rendere più tesi i rapporti interni al Movimento sono stati i pessimi risultati elettorali delle ultime tornate amministrative unitamente alla scissione di giugno dell’ala maggiormente governista del partito, guidata da Luigi Di Maio che ha convinto una sessantina tra deputati e senatori pentastellati a seguirlo in questa nuova avventura (qualcuno in modo sferzante osa dire senza uno straccio di impiego all’infuori del mandato parlamentare) chiamata “ Insieme per il Futuro “, a cui va ad aggiungersi la polemica querelle costruita con artistica invenzione (o forse con qualche fondo di verità) intorno alle relazioni tra Draghi e Conte, sempre connotate da toni sarcastici inaspriti dalle differenti vedute ed alimentate dalle critiche, poi seccamente smentite, persino di Beppe Grillo che pare si fosse incontrato proprio con Draghi per concordare la pubblica rimozione dalla Presidenza dei 5 Stelle dell’ex Premier, non senza aver definito quest’ultimo al telefono come un soggetto privo di “ visione politica, capacità manageriali, esperienza di organizzazioni, capacità di innovazione “.
La crisi però affonda le radici sul complesso di misure varate con l’ultimo DL Aiuti, nel cui testo, sia pur alla fine di estenuanti trattative, Conte ha preteso che fosse inserito il rinnovo del Superbonus edilizio, un rafforzamento del reddito di cittadinanza e lo stralcio di una norma che consentirebbe la costruzione di un termovalorizzatore per rifiuti a Roma (in verità il M5S si oppone da tempo alla sua realizzazione). Le elezioni anticipate in autunno, laddove le Camere dovesse essere sciolte dal Presidente Mattarella, agevolerebbero senz’altro le aspirazioni nemmeno tante segrete di Salvini che potrebbe sganciare la Lega dalle fila del Governo ed andare al voto senza assumersi alcuna responsabilità di rottura del patto di unità nazionale, siglato nel 2021, ed ovviamente Giorgia Meloni che viaggia spedita sull’onda dei sondaggi favorevoli. Ma ecco cosa è accaduto.
L’attuale Premier pone la questione di fiducia sul decreto Aiuti per verificare apparentemente l’esistenza della maggioranza rispetto all’approvazione del provvedimento normativo ma con il vero scopo di costringere i 5 Stelle a decidere la loro posizione. Il risultato è stato che alla Camera il Movimento ha concesso la fiducia, pur non prendendo parte alle operazioni di voto; diversamente, in Senato tale procedura non è consentita.
Ed è lì che c’è stata l’accelerazione perché per Conte sarebbe stato oltre modo difficile persuadere il partito a votare a favore dopo essersi esposti a lungo e con grande perentorietà contro l’atto normativo, per questa ragione un’assemblea di parlamentari Grillini ha adottato un alinea secondo la quale i senatori avrebbero dovuto uscire dall’aula, senza votare. L’effetto è stato significativo poichè, pur ottenendo il decreto Aiuti il quorum per la relativa approvazione, si era aperta una crepa insanabile. Questo il commento di Mario Draghi “ la maggioranza di unità nazionale che ha sostenuto il governo dalla sua creazione non c’è più. È venuto meno il patto di fiducia alla base dell’azione di governo“.





