casoria

Casoria è un comune italiano di 73 918 abitanti[2] della città metropolitana di Napoli in Campania.

Il nome di Casoria viene citato per la prima volta in alcuni documenti degli anni 993-998, ma va certamente ricollegato alla “casa aurea raviosa” che compare in alcuni documenti degli anni 952-988.[10] Il toponimo, infatti, deriva dal latino “casa aurea” (dizione utilizzata insieme a “Casoria” fino al XIV secolo), che vuol dire letteralmente “casa d’oro”: casa, abitazione rurale; e oro, riferito forse alla fertilità del territorio.[10]

Una casa d’oro compare anche nei più antichi stemmi del comune, della prima metà del XVIII secolo, che campeggiano nella chiesa di San Mauro.[10] Proprio al santo protettore è legata un’altra ipotesi sull’origine del toponimo, che potrebbe derivare dalla “Casa Mauri” che compare in un paio di documenti stilati intorno all’XI secolo tra Napoli e Aversa.[10] Un’ipotesi suggestiva quanto problematica, come quella meramente linguistica, che guarda al greco κασάυρον (kasáuron, letteralmente postribolo, bordello).[10]

Numerosi ritrovamenti archeologici attestano che il territorio era abitato già nel III secolo prima di Cristo.[10] Era un territorio agricolo di confine, tra l’area Atellana e l’Ager Neapolitanus, sul quale nei secoli sono sorti e sviluppati diversi villaggi.[10] E spesso anche scomparsi: un’epigrafe greco-latina del 198 d.C., ritrovata in località Carbonella, testimonia proprio la grave crisi in cui versava l’agricoltura in quel periodo.[10]

La ripresa arrivò solo dopo il VI secolo, con l’azione dei monaci Cassinensi, ovvero dei Benedettini.[10] Secondo la tradizione popolare, Casoria sarebbe addirittura il “territorium gentianum” donato nel 529 dal padre di San Mauro al maestro Benedetto da Norcia.[10] Ma questa, benché confortata da tanto di falsi atti di donazione, è solo una leggenda.[10] Il territorio di Casoria, infatti, fa parte di una vastissima zona compresa tra l’area aversana e le pendici del Vesuvio sviluppatasi certamente sotto la spinta dei Benedettini a partire dal IX secolo.[10] Il villaggio di Casoria, tuttavia, si è sviluppato in modo determinante intorno all’XI secolo, ad opera del monastero benedettino napoletano di San Gregorio Armeno, che ha rinverdito o addirittura introdotto il culto di San Mauro.[10]

Del XIII secolo Casoria era feudo dell’arcivescovo di Napoli e nel XV secolo costituiva un feudo insieme ai villaggi oggi non più esistenti di “Casignano”e “Olivola”.[10] Nel 1580 il feudo fu aggregato al demanio regio e nel 1631 venne messo all’asta e fu riscattato dagli stessi abitanti (all’epoca circa 300 famiglie), ad opera del sindaco Giovanni Pisa.[10] Fece quindi parte dei casali demaniali, più tardi divenuti comuni.[10]

Nel 1815 divenne capoluogo di un circondario del Regno delle Due Sicilie nel quale erano ricompresi 19 comuni.[10] Nell’organizzazione ecclesiastica apparteneva all’arcidiocesi di Napoli e dipendeva dall’arciprete di Afragola.[10]

Il territorio paludoso venne bonificato agli inizi del XIX secolo,[10] rendendo la terra fertilissima e in grado di fornire fino a 5 raccolti l’anno, grazie alla fertilità della terra vulcanica, della superficialità e abbondanza della falda freatica e alla laboriosità dei contadini.[10] Fino agli anni 1950 fu un centro prevalentemente agricolo, con un’economia fondata principalmente sulla produzione e commercializzazione del vino e della pasta e della lavorazione della canapa e della mela annurca.[10] L’abitato presentava un nucleo storico, riconducibile alle attuali via San Benedetto, via Padre Ludovico, via Santa Croce e via San Mauro, da cui dipendevano masserie e casali, in particolare sulle strade di collegamento verso la vicina Napoli.[10]

Il centro abitato, oggi è uno dei maggiori della Campania (la popolazione è quasi quadruplicata tra il censimento del 1951 e quello del 1991), ha conosciuto la maggiore espansione demografica negli anni 1960, quando divenne il principale polo industriale del Mezzogiorno, oggi interamente dismesso.[10] Il centro di Casoria è situato tra Afragola e Casavatore, già frazione del comune, nonché i quartieri napoletani di San Pietro a Patierno, Scampia e Secondigliano.[10] Alcune lingue di territorio si insinuano tra Afragola, Carditello e Frattamaggiore.[10]

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