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Napoli, attacco spuntato: la ricerca del tesoro perduto

Dal ritorno in Serie A quasi 15 stagioni fa il Napoli si è potuta vantare di annoverare tra le proprie fila i migliori attaccanti della Serie A e del Mondo, capaci poi di ergersi a protagonisti assoluti nelle principali squadre europee. È stato il caso inizialmente di Edinson Cavani, giunto da Palermo che era una quasi anonima ala offensiva, diventando quel Matador capace di infiammare il San Paolo prima e il Parco dei Principi poi, restando nel cuore dei napoletani, nonostante fischi e cori avversi quando vi è tornato da avversario. Poi è arrivato Gonzalo Higuain, da scarto di lusso del Real Madrid, capace di superare un record esistente da oltre mezzo secolo, segnando 36 gol in Serie A, con quella fantastica rovesciata nell’ultima giornata di campionato: poi, il passaggio alla Juventus, a cancellare (o quasi) il tutto.

A seguire è stata la volta di Mertens, la grande invenzione e intuizione di Sarri, da esterno d’attacco a punta centrale: a suo modo, ma con una vena realizzativa praticamente pari a quella degli illustri predecessori. Pensare al Mertens odierno, confrontandolo con quello di “ieri”, il miglior marcatore nella storia del Napoli superando Maradona, lo si stenta a credere. E tra qualche mese di lui, con la maglia del Napoli, non si avrà più traccia: contratto in scadenza, rottura con la società e alcuna voglia di rinnovare.

Lui come Callejon, altro disperso del Napoli di quest’anno, con Ancelotti prima e Gattuso poi: l’uomo dalla doppia cifra fissa nei primi anni, ma che col passare del tempo ha affievolito la sua vena gol riducendo drasticamente il proprio contributo sotto rete, limitandosi a uomo tattico di fascia. Anche per lui contratto in scadenza, anche per lui le porte del rinnovo sono sempre più socchiuse.

In una corsa al titolo cannonieri in cui le quote bwin vedono favoritissimo Immobile a 1.27, non c’è traccia di un giocatore del Napoli: gli inseguitori diretti sono Lukaku e Cr7 a 5.50, con Milik lontanissimo e dagli appena 7 gol in campionato. Nemmeno così pochi, se rapportati ai minuti giocati, ma il prossimo anno il grosso investimento del Presidente potrebbe avvenire proprio in questo ruolo, vista anche l’età di Llorente e il suo scarso contributo realizzativo, dopo la buona partenza ad inizio di stagione.

Il grosso enigma, l’uomo più discusso, resta sempre lui: Lorenzo Insigne. Diventato capitano dopo la partenza di Hamsik, ha sentito troppo il peso di quella fascia e di essere rappresentante napoletano di una piazza che mai nulla gli perdona, spesso subissandolo di fischi e trovando in lui il capro espiatorio di tutti i mali. Da parte sua, mancano non tanto le prestazioni quanto i gol, davvero pochi a fronte di tante occasioni importanti sbagliate, come contro l’Inter.

Se il Napoli vuole ritrovarsi, deve partire proprio da qui: da un attacco spento, come il costoso flop di Lozano. E’ qui che gli azzurri hanno fatto sognare gli anni scorsi, da qui si vuole tornare a divertire il pubblico assopito di un San Paolo mai vuoto come in questo ultimo anno.

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