Blitz Carabinieri e Ispettorato del Lavoro: venti braccianti a nero, sospese 4 aziende nell’agro aversano

Venti braccianti agricoli “in nero”, tutti stranieri, provenienti soprattutto dall’ est Europa e dal nord Africa, sono stati scoperti nelle campagne del Casertano nel corso di controlli effettuati dall’Ispettorato del Lavoro di Caserta e dai carabinieri del Nil (Nucleo Ispettorato del Lavoro) di Caserta; per quattro aziende agricole sono stati emanati provvedimenti di sospensione dell’attività.

All’operazione ha preso parte una task force composta dal personale dell’ispettorato casertano, che ha coordinato l’attività rientrante nel progetto SU.PR.EME, e dell’ispettorato di Napoli, Sassari, Roma e Salerno.

Flai Cgil, bene operazione interforze a Caserta

“Quanto scoperto dall’azione interforze di Ispettorato del Lavoro, Inps, Asl e Carabinieri nella zona dell’agro-aversano in provincia di Caserta fa emergere, una volta di più, le condizioni estreme a cui lavoratori e lavoratrici agricoli, per lo più extracomunitari, sono sottoposti”. Così, in una nota la segretaria generale Flai-Cgil Campania e Napoli, Giovanna Basile e il segretario generale Flai-Cgil Caserta, Igor Prata, commentano l’operazione interforze che ha portato alla denuncia di cinque imprenditori agricoli.

Da settimaneprecisano Basile e Pratachiediamo lo stop al lavoro durante le ore più calde della giornata, ma ad oggi non abbiamo ricevuto nessuna risposta alle richieste avanzate alla Regione Campania, affinché emanasse una specifica ordinanza come fatto in altre regioni del Sud. A questo si aggiungono le tante irregolarità nei rapporti di lavoro, nel rilascio permessi di soggiorno e le paghe da fame per un’intera giornata nei campi”. “Tutto ciò – concludono i due sindacalistiè sfruttamento, si chiama caporalato ed esiste una legge nazionale per contrastarlo, ma le aziende, complice anche la scarsità di controlli e sanzioni, la aggirano senza troppi scrupoli. La politica e le istituzioni devono farsi carico una volta per tutte di questa piaga sociale che colpisce migliaia di lavoratori e lavoratrici, senza i quali non sarebbe garantita la filiera agricola in Campania”.

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