Napoli: sagome nere delle vittime del femminicidio

Oggi a Napoli, nel giorno della violenza contro le donne, si è tenuta una manifestazione in onore delle vittime di femminicidio. Virginia Ciaravolo, psicocriminologa e presidentessa dell’associazione Mai più violenza infinita Onlus è tra i promotori dell’evento. “Re-memeber, Affinché non accada mai più” è il nome scelto per l’iniziativa, svoltasi in piazza Municipio, con la speranza che le aggressioni, la violenza e l’omicidio verso le donne, arrivi finalmente alla sua fine. “Donne – Vita – libertà” è lo slogan che viene gridato a squarciagola, slogan è stato anche motto delle donne iraniane in questi ultimi mesi la rivolta.

Alla manifestazione hanno preso parte anche le cestiste della nazionale di pallacanestro femminile. Tra i manifestanti, anche il sindaco Gaetano Manfredi, l’ex presidente della Camera Roberto Fico, l’assessore alle Pari Opportunità, Emanuela Ferrante e una folta delegazione di assessori e consiglieri di Palazzo San Giacomo. Sullo sfondo appaiono 88 sagome a cui sono associate le storie delle donne italiane vittime di femminicidio in famiglia nel solo ultimo anno solare.

L’incubo del femmincidio

Si è ben lontani dal cancellare per sempre il femminicidio dalle nostre vite. Le vittime sono tante e ogni giorno fanno che aumentare. Lo ricordano le studentesse presenti in piazza, affiancando le suggestive sagome, le sagome nere accompagnate da una rosa rossa e un qr-code che rimanda alla singola storia della vittima. Su ogni sagoma era presente un solo numero: 1522. Si tratta del recapito di emergenza nazionale nato per le richieste di aiuto e sostegno contro la violenza e lo stalking. A parlare in maniera più approfondita del tema, interviene Virgina Ciaravolo.

“Ogni anno ci vengono consegnati i report dei femminicidi accaduti nell’anno corrente ma resta un numero gelido, freddo: queste donne vengono dimenticate.L’intento di oggi è quello di raccontare i loro nomi ma soprattutto le loro storie. Siamo in piazza con i giovani perché loro possono fare tanto per cambiare questa cultura patriarcale. Le 88 sagome corrispondono alle vittime di femminicidio del 2022 però ci sono report diversissimi. Per i dati del Viminale quest’anno ci sono state 108 donne uccise di cui l’80% di queste donne sono morte in relazione familiare-affettiva”

“Questa violenza cieca deve essere combattuta con un grande sforzo culturale e con interventi repressivi che ci sono e che vanno maggiormente applicate anche con un grande sforzo da parte della collettività e delle istituzioni per evitare che le donne vengano lasciate sole nel momento in cui denunciano e devono essere tutelate e tenute in strutture protette ed essere indipendenti dal punto di vista economico e familiare” interviene Gaetano Manfredi. Nei dossier, rilanciati nelle ultime ore dall’Istat, ne è emerso che nell’ultimo anno sono calate le denunce. Ciò dovuto probabilmente al fatto che le donne non  si sento protette né tutelate in caso di denuncia.

Molto più che semplici numeri

Elena Ferrante parla della situazione sulla violenza delle donne a Napoli, racconta che nei centri-anti violenza cittadini, ci sono state oltre 400 donne in meno di un anno. “Vuol dire che ogni giorno c’è più di una donna che chiede aiuto: questo denota la difficoltà in cui ci troviamo. Se oggi ci troviamo in questa situazione, in un paese che si dice civile, significa che abbiamo fatto tanti errori. Ci vuole una rivoluzione culturale che deve partire dai giovani ed è per questo che sono qui con noi oggi”.

Durante flashmob un importante messaggio, letto dalle giovanissime volontarie dell’Unicef, è stato recapitato alla piazza direttamente dai referenti dell’Associazione delle donne democratiche iraniane in Italia:  “Nella nostra lotta non dobbiamo trascurare il ruolo degli uomini, e pari a quello delle donne, questa è la vittoria che spaventa ancor di più il regime” recita una parte della lettera. Il che è un pezzo fondamentale, è una lotta per le donne che subiscono violenza, che vengono uccise e massacrate, il fatto che venga compresa e combattuta non solo dalle donne, ma anche dagli uomini, è importante per tutti.

Una studentessa universitaria presente alla manifestazione ha commentato “Crediamo sia importante ricordare sempre queste vittime, perché non sono solo numeri ma donne come noi. Speriamo che manifestazioni come queste possano accendere un faro su chi vive ancora nell’ombra delle tenebre e pensa di essere solo”. 

Eventi come questo, giornate come queste, voglio far sentire il proprio appoggio e supporto a chi ne ha bisogno. Con l’augurio che vi siano sempre più denunce, meno silenzio e che un giorno…si possa dire “un brutto ricordo” in memoria di chi non è più con noi per parlarne.

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