Per la riforma del Patto di Stabilità la Politica europea dice che ci vorrà tempo

di Biagio Fusco – Si tratta di un tema delicato, sì insomma uno di quelli che scotta tanto, visto che dalla sua funzionalità, ma in special modo dalla adempienza alle sue prescrizioni dipendono importanti equilibri finanziari che in Italia (e non solo) tengono in piedi la finanza pubblica delocalizzata presso gli enti comunali.

Non è la prima volta che se ne riparla, anche perché il dibattitto è stato già avviato da tempo, certo è che una soluzione riformista non è stata ancora trovata, evidentemente per gli innumerevoli profili che esso involge ovvero per la difficoltà di far quadrare i conti agli occhi degli intransigenti burocrati dell’Eurozona.

Occorrerebbe un maggior pragmatismo, oppure un semplice buon senso, quando sul tavolo della discussione politica pende quel tipo di cambiamento, dal quale si passa per approdare ad un riordino innovativo, e dunque migliorativo, delle condizioni di vita dell’Europa, senza distinzione tra Occidente ed Oriente. E’ anche una questione di stare al passo coi tempi. Un dato però risulta chiaro, per vincere lo scetticismo e le perplessità di quanti guardano con timore ad ogni minimo scostamento rispetto alla sua attuale architettura normativa serve la dilatazione della più ampia convergenza politica a livello comunitario.

Per tale ragione, che sicuramente non è sfuggita alle istituzioni deputate a decidere, la Commissione Europea si muove in questo senso, attendendo che la maturazione dei tempi possa condurre ad una tanto auspicata revisione del Patto di Stabilità e di Crescita, allorquando i vari Paesi, raggiunta una coesione anche non obbligatoriamente unanime, procedano con la presentazione finalmente di una compiuta proposta legislativa. Paolo Gentiloni, commissario all’Economia per la UE, in un recente intervento a margine di un panel del World Economic Forum in corso a Davos predica pazienza con il suo consueto fare pacato e rassicurante, che stavolta lascia presagire un buon esito del progetto riformista.

Ed infatti rivela che: “ ancora non ci siamo… nonostante la strada sia “teoricamente chiara, richiederà tempo…se hai un consensus politico, nella fase tra questo accordo e l’approvazione finale dei cambiamenti legislativi la Commissione può esercitare il suo potere di interpretazione delle regole…Non serve l’unanimità”.

Gentiloni, però, non si limita a richiamare l’attenzione su questo argomento, il suo discorso allarga inevitabilmente il campo di azione politica fino alle strategie di bilancio da studiare in questo momento storico per l’Europa, senz’altro focalizzando la sua concentrazione su quelle iniziative di contrasto all’innalzamento del tasso inflattivo, che dall’inizio del confronto bellico nel Nord – Est tra Russia ed Ucraina ha fatto registrare un allarmante e sonoro + 8.1 %. Proprio qui si gioca la partita più complicata per i ministri dell’economia dei vari Stati membri, capire come e quanto non aprire una contraddizione stridente tra politiche di bilancio e manovre astringenti della Banca Centrale in politica monetaria. Il commento è agevole da immaginare: “ Facile a dirsi ma non così facile a farsi, perché abbiamo già la necessità di uscire dagli aiuti a pioggia ”. Insomma, alla fine del “ tunnel “ di quella che è apparsa come una erogazione quasi senza fine di bonus e super bonus, contributi e benefici una tantum, si intravede l’esigenza di intraprendere una serie di interventi piuttosto incisivi ma mirati e coerenti.

Il conflitto militare russo – ucraino che ha riportato la guerra nel vecchio continente dopo oltre 70 anni e le emergenze derivate con effetto espansivo su tutti i settori dell’economia mondiale, con particolare pesantezza su quello energetico, ha capovolto i parametri economici, costringendo tutti gli attori coinvolti a puntare verso un’intesa che scongiuri l’abbattersi di effetti pregiudizievoli maggiormente su quelle realtà nazionali emergenti o comunque più deboli perché meno dotate di stabilità. Di questo avviso l’ex premier italiano Gentiloni: “ Dobbiamo sapere che in questa crisi, se da un lato si ripercuote su tutto il mondo, dall’altro in termini economici è più pesante su Europa e economie emergenti ”.

Le sfide si diramano sostanzialmente in due fronti. Fare in modo che esborsi e misure di contenimento ai rincari dell’energia non si protraggano a lungo, dunque sterilizzare le oscillazioni che destabilizzano i mercati dietro spinte spesso speculative che fanno precipitare i valori del PIL europeo e compromettono gli obiettivi di riduzione del debito pubblico. Incoraggiare e rendere più intensi gli investimenti pubblici, collocandoli in modo calibrato nel quadro della transizione verde, affinchè ci facciano risparmiare sugli approvvigionamenti di risorse e materie prime energetiche come gli idrocarburi e ci riconsegnino la sostenibilità dell’ambiente

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