Vanessi – 55 anni di pittura In mostra fino al 7 luglio


La produzione artistica di Vanessi segue negli anni le direttrici insolite dell‟anticonformismo ideologico e della scelta atipica sviluppata all‟interno di un personalissimo messaggio culturale. Oggi è possibile visitare la sua antologica “55 Anni di Pittura” allestita a Peschiera del Garda e inaugurata lo scorso 15 giugno presso la Palazzina Storica di Parco Catullo 1. In mostra fino al 7 luglio.

Già nei rari esempi giovanili in cui sembra rivolgere l‟attenzione alla raffigurazione iconografia di stampo realistico e tradizionale– intuitivamente riconducibile al dato sensibile – si comprende quanto il suo interesse non ricada sulla percezione “puro-visibile” ma sul “dato immateriale” generato da quelle linee di forza intrinseche all’oggettualità delle cose. Una posizione inequivocabile che assume rispetto all‟arte e al modo di esprimerla il significato racchiuso nella famosa frase attribuita a Paul Klee dove “L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Quindi, fin dall‟inizio, una ricerca rivolta a quegli ambiti che riguardano l’inconscio e la memoria in un campo di analisi sconfinato che fa emergere una matericità del colore in funzione di quegli stati d‟animo fortemente legati alle sensibilità interiori più nascoste e di difficilissima percezione. L’opera intitolata “Rumore d’incidente‟ , un olio su tela dalle dimensioni di 80 x 120 cm, mostra tutto il tentativo di collegarsi ai temi tipici del migliore futurismo; infatti, notiamo il tentativo di esprimere quell’energia sprigionata dall’impatto tra due o più corpi; una concentrazione emotiva di segni che in effetti rende quanto quell’esplosione, ed il caos rappresentato, sia racchiusa tutta nell’animo e nella sensibilità dell‟artista. Siamo alla fine degli anni ‘60 e in Europa l‟astrattismo materico sprimeva riflessioni sensoriali mai praticate in precedenza e la psicoanalisi offriva le sue spiegazioni roiettate in uno spazio indefinito assimilabile all’incoscio e esistente solo nell‟io soggettivo.
Alla fine degli anni settanta con Nuovi Mondi , comincia una produzione che ricorda molto la pittura ‘nucleare’, un modo di rappresentare l’invisibile racchiuso nella materia, in un percorso che egli intraprende dalla dimensione molecolare a quella siderale e viceversa. Un tipo di astrazione che tende a riportare in auge scale cromatiche luminose e cariche emotive che si dissolvono attraverso effetti grafici tipici anche della poesia visiva , movimento di cui ha fatto parte a metà degli anni 90.

La ‘rappresentazione’ in senso astrattomaterico rimane l‟obiettivo centrale nell‟arte di Vanessi fino agli anni‟90 e oltre ma ‘il cromatismo’, al di là di ogni interpretazione formale, finisce per essere l’autentico interesse all’interno di ogni ricerca relazionale e creativa presente anche nelle grandi opere del 1998, esposte proprio per l’occasione presso la Palazzina Storica. Oggi, la sua invenzione artistica è tutta incentrata sul profondo disagio che l‟artista prova nei confronti della commercializzazione dell’arte , disagio che si concretizza anche nelle sue ultime opere pittoriche.

Vanessi interviene, al di fuori della “pittura” in senso stretto anche con vere e proprie incursioni performative negli spazi iconici del mercato dell’arte e la concettualità permea sempre e comunque le opere di questo artista cosicchè anche il gesto pittorico diventa una provocazione mentale.

Mino Iorio – Critico e Storico dell‟Arte