Si è chiusa con i favori della critica “Arte e cultura all’ombra del Vesuvio tra epicureismo e neoclassicismo”, la mostra d’arte promossa dall’Accademia Ercolanese e svoltasi alla casina dei mosaici del parco sul mare di Villa Favorita ad Ercoplano. Più di mille i visitatori, dato che ha positivamente sorpreso anche gli organizzatori (presidente dell’Accademia è Aniello De Rosa, mentre la direzione artistica è stata affidata a Giorgio Cangiano, Crescenzio D’Ambrosio e Vincenzo Perna). L’iniziativa, nelle intenzioni dei promotori, era di celebrare i 2.500 anni dalla fondazione di Neapolis, ricorrenza legata anche all’origine dell’antica Herculaneum.

Città – spiega Aniello De Rosa – che nel 479 a.C. fu conquistato dai Greci, precisamente dai Pelasgi: sotto l’influsso del popolo ellenico, venne adottato l’impianto urbano proposto da Ippodamo da Mileto, simile alla vicina Neapolis, di cui si sostiene fosse un suburbio. Come Neapolis, anche Herculaneum presentava tre decumani, la differenza era fatta dai cardini: quindici rispetto ai cinque della più piccola Ercolano”. Ad esporre sono stati gli artisti Giorgio Cangiano, Luisa Caraviello, Claudio Castellano, Giuseppe Corcione, Alfredo Cordova, Ciro Cozzolino, Crescenzio D’Ambrosio, Achille D’Onofrio, Gennaro Eroico, Ettore Forestiero, Ugo Levita, Alfredo Martone, Antonino Odore, Ottavio Peduto, Vincenzo Perna e Antonio Solvino.

Apprezzata anche la collocazione temporale della mostra (il vernissage si è svolto il 4 luglio, la chiusura è avvenuta il 20). “I Greci – sottolinea al riguardo il presidente dell’Accademia Ercolanese – affrontavano il mare per colonizzare la cosiddetta Magna Grecia, culla della civiltà occidentale, durante la primavera, quando le condizioni per la navigazione del Mediterraneo erano favorevoli, compreso il vento che spira da est ad ovest”. Ultimo concetto emerso durante la rassegna, quello legato alla resilienza dei cittadini delle aree vesuviana e flegrea: “Quello che lega il popolo napoletano alla sua terra – spiega Aniello De Rosa – ammaliato dal sublime golfo, è un epicureismo epigenetico. Questo ci ha permesso di convivere nei secoli con il bradisismo dei Campi Flegrei e i pericoli del Vesuvio. Carpe Diem”. La scimmietta afragola