CASAL DI PRINCIPE – Era considerato il “braccio operativo” di Raffaele Letizia, uomo di fiducia e cognato, con un ruolo chiave nella gestione di attività illecite legate alle slot illegali e alle scommesse clandestine. È questo il profilo che la Direzione Distrettuale Antimafia, grazie alle indagini condotte dal Gico della Guardia di Finanza di Napoli, ha delineato per Pasquale Di Bona.
Il legame tra Letizia e Di Bona, rinsaldato anche da vincoli familiari, era già emerso in passato. Nel 2019 il nome di Di Bona comparve in un’inchiesta della DDA sul presunto coinvolgimento del clan dei Casalesi nel business dei cartelloni pubblicitari, che aveva acceso i riflettori anche su un bar ad Anzio, intestato a prestanome e riconducibile – secondo l’Antimafia – alla sfera di Letizia.
Determinanti per la nuova inchiesta le dichiarazioni di Mario Iavarazzo, ex cassiere della cosca Schiavone e oggi collaboratore di giustizia, che ha ricostruito ai magistrati la rete di rapporti tra Di Bona, Letizia e figure del mondo imprenditoriale e politico. Secondo Iavarazzo, prima del 2011, Di Bona avrebbe partecipato a riunioni riservate organizzate nella casa di Michele Aletta – ex allenatore e già coinvolto in indagini sul clan Russo – alla presenza di esponenti del clan, imprenditori e politici locali.
Il collaboratore ha inoltre raccontato che, dopo la breve parentesi ad Anzio, Di Bona sarebbe tornato a Casal di Principe, iniziando – sempre secondo le accuse – a richiedere tangenti a imprenditori individuati da Letizia. Due costruttori, in particolare, sarebbero stati usati come una sorta di “bancomat” per finanziare le attività illecite. Iavarazzo ha anche riferito di aver consegnato personalmente a Di Bona 5mila euro, destinati proprio a Letizia, quando ancora gestiva la cassa del clan Schiavone.
Il luglio scorso, l’operazione del Gico ha portato all’arresto di Letizia e Di Bona con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata alla gestione di slot e scommesse clandestine. Secondo l’ipotesi accusatoria, la coppia avrebbe operato a vantaggio della fazione Russo-Schiavone del clan dei Casalesi.
Va ricordato che si tratta di accuse e dichiarazioni che dovranno essere verificate nel corso dell’eventuale processo.





