
Pasquale ‘o Bellommo, indicato quale reggente del gruppo, provvedeva al sostentamento dei sodali in carcere: “Mi levo il pane dalla bocca”. Incontri con affiliati di altri clan, mediazioni in questioni private, il sostentamento delle famiglie e degli esponenti dei Casalesi in carcere. Pasquale Apicella, alias ‘o Bellommo, sarebbe il nuovo capo del gruppo Schiavone-Cantiello del sodalizio camorristico. Un ruolo che lui stesso ammette nei colloqui con altre persone: “Noi siamo mafiosi”. A delineare il profilo del nuovo capo sono alcuni collaboratori di giustizia. Vincenzo D’Angelo indica Apicella tra “i componenti liberi del gruppo Schiavone che hanno ripreso le redini del clan … E’ un attuale reggente del clan Schiavone – prosegue D’Angelo – Si presentò a me nella caffetteria Monza a Casal di Principe e mi chiese di salutare Teresa e Gianluca Bidognetti”, figli del capoclan Cicciotto ‘e Mezzanotte.
Anche il collaboratore di giustizia Antonio Lanza parla di Apicella come figura di riferimento e di un suo intervento per il recupero di un credito vantato da altri esponenti del clan dei Casalesi nei confronti di persone che “operavano nel mercato ortofrutticolo di Fondi”. Non solo. “Anche Nicola Pezzella, appena uscito dal carcere, mi disse che doveva incontrare Apicella per la riorganizzazione del gruppo Schiavone”, riferisce ancora Lanza. Che ‘o Bellommo sia una figura apicale del gruppo criminale si intuisce anche dalle numerose visite presso la sua abitazione di affiliati della confederazione casalese ma anche dell’area napoletana che si recano a casa Apicella per parlare di affari criminali come il traffico di stupefacenti. Dalle indagini del Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Caserta, che lo hanno arrestato poco prima di Natale insieme ad altre quattro persone, emerge come Apicella provvedesse al sostentamento in carcere dei propri sodali come i cognati, Vincenzo e Salvatore Cantiello, ma anche di Augusto Bianco e Daniele Corvino.
In più occasioni, infatti, esterna la propria disponibilità a “levarsi il pane da bocca” per provvedere all’assistenza economica degli affiliati reclusi. Ma la caratura criminale di Apicella non sarebbe stata riconosciuta solo dagli altri sodali. C’è anche una sorta di riconoscimento sociale al punto che il gip Leda Rossetti lo paragona al “Sindaco del Rione Sanità” della famosa opera di Eduardo De Filippo. Due sono le vicende ricostruite dalla Dda di Napoli, che ha coordinato le indagini sul nuovo assetto dei Casalesi. Una riguarda un debito di un cittadino nei confronti di un altro. La vicenda viene ricomposta da Apicella che si fa consegnare i documenti e le chiavi di una villa a San Mauro Cilento, del valore di circa 450mila euro, dal debitore per darle al creditore.
Per il suo intervento Apicella si aspetta un regalo per Natale: “Stanno vedendo come risolvere per Natale per vedere di chiudere la partita e là me li prendo”, dice Apicella alla moglie. Il boss oltre al denaro avrebbe ricevuto anche la promessa di una Fiat 500X con cambio automatico. Un altro intervento di Apicella si registra a fine 2022 quando un imprenditore agricolo si rivolge a lui per fare pressioni sui proprietari per la vendita di un fondo, a Santa Maria la Fossa. Apicella sospetta che dietro ad altri acquirenti ci fossero gli interessi di altri esponenti del clan: “Qua ci sono quelli di Casapesenna sopra”. Per questo avrebbe fatto intervenire i capizona di Santa Maria la Fossa, Antonio Mezzero (non indagato) e Davide Grasso, ma senza pressare i venditori.




