NAPOLI – Capelli ribelli, sguardo intenso e una popolarità esplosa grazie a Mare Fuori: Giacomo Giorgio è uno degli attori più amati dal pubblico giovane, soprattutto tra gli under 35. Ma dietro l’immagine dell’idolo social c’è un interprete che, passo dopo passo, sta scegliendo ruoli sempre più maturi e impegnativi.
Dopo il successo della serie ambientata a Napoli, e dopo esperienze in Belcanto, Carosello in Love e Sara (produzione Netflix), l’attore napoletano cambia decisamente registro con Morbo K – Chi salva una vita salva il mondo intero, la miniserie Rai in onda su Rai1 il 27 e 28 gennaio in occasione del Giorno della Memoria.
Una storia poco conosciuta dell’Olocausto in Italia
Ambientata nella Roma occupata del 1943, Morbo K racconta una pagina di storia poco presente anche nei programmi scolastici. Di fronte al ricatto del capo delle SS Kappler alla comunità ebraica, il direttore dell’ospedale Fatebenefratelli escogita uno stratagemma tanto geniale quanto rischioso: inventare una malattia letale e contagiosa, il “Morbo K”, per tenere lontani i nazisti e salvare decine di vite.
In questo contesto Giacomo Giorgio interpreta Pietro, un giovane medico che vive inizialmente in una bolla di inconsapevolezza e che, travolto dalla brutalità della Storia, è costretto a scegliere da che parte stare.
«Davanti a un progetto come Morbo K dovremmo farci più domande», ha spiegato l’attore durante la presentazione. «È una storia vera, anche se romanzata, che parla di una resistenza senza armi, fatta di coraggio, intelligenza e responsabilità morale».
Napoli c’è, anche se non si vede
Pur essendo ambientata a Roma, la serie ha un forte accento partenopeo. Oltre a Giorgio, tra i protagonisti c’è Vincenzo Ferrera, amatissimo dal pubblico per il ruolo dell’educatore Beppe in Mare Fuori, qui nei panni del professor Prati. Alla regia c’è Francesco Patierno, mentre nel cast figura anche Flavio Furno.
Un gruppo di artisti napoletani che si mette al servizio di una storia di resistenza civile, lontana dalle armi e vicina alle scelte individuali.
Un messaggio ai giovani
Il legame con il pubblico giovane resta centrale. Giorgio non cerca risposte facili:
«È semplice dire “io avrei fatto la cosa giusta”. In realtà è complicatissimo. Se un ragazzo, guardando la serie, si chiede “io cosa avrei fatto?”, allora abbiamo raggiunto l’obiettivo».
Sulla stessa linea Vincenzo Ferrera: «Se un diciassettenne scopre una storia che non trova nei libri e la racconta ai suoi coetanei, quella è una vittoria».
Morbo K non è solo una miniserie storica. È uno specchio che riflette il presente, un racconto che parla di ieri ma interroga l’oggi, tra guerre, fanatismi e indifferenza. E forse, come suggerisce Giorgio, è proprio questo il suo valore più grande: costringerci a farci domande.



