Il retroscena dell’inchiesta sullo spaccio di stupefacenti nel rione Iacp. La parentela con il ras dei Belforte e gli attriti con la famiglia Nebbia: “Ci prendiamo la casa al primo piano”. Duecento euro a settimana da destinare al mantenimento dei detenuti. Questa la quota che i singoli pusher dovevano versare al capo Vincenzo Santone, 42 anni di Santa Maria Capua Vetere e noto come o’ Zuppariell, finito in manette nell’ambito dell’inchiesta che ha portato all’esecuzione di 17 misure cautelari, di cui tre nei confronti di minorenni, e ad altri due arresti in flagranza. Nell’inchiesta, condotta dalla squadra mobile della Questura di Caserta e coordinata dalla Dda di Napoli, emerge il ruolo di Santone, che si comportava come un vero e proprio boss di camorra. Non solo il monopolio dello spaccio nelle palazzine Iacp, con la droga che andava acquistata esclusivamente da lui, ma anche l’assegnazione degli alloggi popolari occupati agli affiliati e la quota fissa da 200 euro a settimana per il mantenimento di quanti erano finiti in carcere.

E chi non si piegava al diktat del capo “pagava con la morte”, è stato spiegato nel corso della conferenza stampa in Procura dal capo della Mobile casertana Massimiliano Russo. Tra le vittime che non hanno voluto sottostare al monopolio della droga imposto da Santone c’è Emanuele Nebbia, ucciso la notte di Capodanno del 2024 con un colpo di pistola alla tempia. Per il delitto Santone è indagato insieme a Luigi Martucci, 21enne alias o Mucill, e Nicola Marino, 19enne di Santa Maria Capua Vetere già detenuto, che avrebbero coperto Santone e poi si sarebbero occupati di occultare la pistola calibro 7,65 utilizzata per l’agguato. Per entrambi è stata spiccata l’ordinanza di custodia cautelare in carcere da parte del gip Finamore del tribunale di Napoli. Dalle intercettazioni emerge anche la volontà di Santone di cacciare i familiari di Nebbia dal rione e occupare le abitazioni di costoro al fine di un miglior controllo del territorio. “Ci prendiamo la casa al primo piano e poi pure da quella fetosa, che dice che tiene paura di lui – si legge nelle captazioni –

La devo sfondare stesso io, faccio mettere a Barbara dentro, con la creatura. E la casa di là, ce la sistemiamo, di qua, a quando esci, teniamo altre due, tre case fuori”, si legge nelle trascrizioni di alcuni colloqui in carcere. A coadiuvare Santone nelle sue attività, secondo quanto ricostruito, ci sarebbe stata sua compagna, Giulia Buonpane, figlia del ras dei Belforte di Marcianise Nicola, detenuto a Tempio Pausania in Sardegna. La donna, secondo quanto emerso dall’inchiesta, avrebbe aiutato il compagno nella gestione delle piazze di spaccio occupandosi sia delle operazioni di taglio e occultamento dello stupefacente sia della contabilità del gruppo criminale. In carcere anche Cristian Buonpane, 42enne di Santa Maria Capua Vetere, con le figlie Assunta ed Elena, di 23 e 21 anni; Paola Capitella, 43 anni; Salvatore Capitella, 72enne noto come o’ Bobb; Giovanni Castrone, 31enne di Caserta; Maria Cristillo, 49enne nota come a’ mucella; Pasquale Fabbozzi, 40enne; Nicola Tiglio, 21enne di Santa Maria Capua Vetere; Nicola Vastola, 33enne di Santa Maria Capua Vetere.