L’ assenza ha una ragione ben precisa ed è un atto di accusa nei confronti del Comune di Napoli: la Comunità ebraica non può passare sopra quelle che la sua presidente, Lydia Schapirer, definisce “decisioni inaccettabili” da parte di palazzo San Giacomo e per questo, per la prima volta, non partecipa alle iniziative organizzate dal Comune per la Giornata della Memoria. Due: la deposizione di una corona di fiori a largo Luciana Pacifici, il luogo nel centro storico della città dedicato alla più giovane vittima napoletana che morì nel treno per Aushwitz, e a piazza Bovio dove ci sono le pietre d’inciampo. Una presa di posizione netta e polemica che con ogni probabilità richiederà tempo per una ricomposizione e che non nasce oggi. Nel luglio scorso, infatti, il Comune di Napoli approvò in Consiglio Comunale una mozione con la quale, tra l’altro, si impegnava “a interrompere rapporti con enti e istituzioni legati al governo israeliano e privilegiare rapporti di collaborazione con Ong israeliane pacifiste e a sollecitare la Regione Campania, altre Regioni e il Governo italiano a limitare accordi istituzionali con università e imprese israeliane”.

Non solo, il Consiglio comunale di Napoli ha anche approvato a maggioranza la mozione in favore del popolo palestinese e per il riconoscimento della Palestina quale Stato democratico e sovrano. É li che si è aperta la frattura esplosa in maniera evidente in occasione del giorno che ricorda l’Olocausto. “Il Comune di Napoli ha preso delle decisioni che non possiamo accettare – spiega Schapirer – ha deciso di dare voce solo ad un interlocutore, il che non significa aprire un dialogo. Manca la vicinanza e un dialogo basato su uno scambio reciproco”. Per Schapirer “la commemorazione della giornata della memoria è diventato un fatto rituale privo di qualsiasi significato. Si cerca di sminuirlo dandogli altri significati e accostandoli a fatti politici che si svolgono in questo momento”. “Non può essere accettato – aggiunge – per onorare le vittime, i 6 milioni di ebrei trucidati, si è trattato di un genocidio a tutti gli effetti”. Parole alle quali il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi ha risposto cercando di ricucire lo strappo: “Credo che l’unico strumento è quello del dialogo.

Adesso ci sono stati dei momenti di maggiore tensione, ma noi dobbiamo lavorare tutti insieme per ricomporre quello che è stato sempre nella natura della città: una grande tolleranza e confronto democratico anche tra posizioni diverse”. Ma c’è anche un altro aspetto che la presidente della Comunità ebraica di Napoli non accetta: “Si chiede ai cittadini italiani di fede ebraica di fare atto di penitenza, ciò che non viene chiesto a nessun altro. Gli italiani di fede ebraica rispettano i loro doveri ma domandano che vengano rispettati i loro diritti. Come mai solo gli ebrei hanno paura di girare con la kippah in testa? E’ una mistificazione inaccettabile. La nostra assenza, oggi a Napoli, è per rivendicare questo rispetto che non ci viene dato”. Un rispetto chiamato in causa anche da Paolo Ferrara, assessore alla Cultura della comunità ebraica napoletana che invece ha partecipato all’iniziativa organizzata dalla Prefettura di Napoli. In Italia, per Ferrara, “solo nell’ultimo anno l’antisemitismo espresso, con episodi denunciati e accertati, è aumentato in Italia a picchi di oltre il 400 per cento”.