
Smog in calo nel 2025, solo 13 capoluoghi oltre i limiti di PM10. Caserta tra le realtà che potrebbero centrare gli obiettivi UE, mentre l’Italia resta sotto osservazione di Bruxelles. Nel quadro nazionale di una lenta ma significativa riduzione dello smog, Caserta emerge come uno dei capoluoghi italiani sulla giusta traiettoria verso gli obiettivi europei del 2030. È quanto evidenzia il nuovo rapporto di Legambiente “Mal’Aria di città 2026”, che analizza i dati sulla qualità dell’aria relativi al 2025. Secondo lo studio, nel 2025 solo 13 città italiane hanno superato il limite giornaliero di PM10 (50 microgrammi per metro cubo per oltre 35 giorni), un dato in netto miglioramento rispetto agli anni precedenti. Caserta non figura tra i capoluoghi fuori norma, confermando un trend positivo che colloca la città tra quelle che, pur partendo da valori ancora superiori alle future soglie UE, potrebbero rispettare i nuovi limiti entro il 2030.
La vera sfida, sottolinea Legambiente, riguarda i nuovi limiti europei che entreranno in vigore dal 1° gennaio 2030, molto più stringenti rispetto agli attuali. Applicandoli oggi, il 53% dei capoluoghi italiani sarebbe fuorilegge per il PM10. In questo scenario, Caserta rientra nel gruppo delle città che, mantenendo l’attuale ritmo di riduzione degli inquinanti, potrebbero centrare l’obiettivo dei 20 µg/m³, a differenza di altre realtà urbane che rischiano seriamente di restare oltre i limiti. Un dato che assume particolare rilevanza se letto nel contesto campano, dove Napoli figura tra le città più lontane dagli obiettivi 2030, sia per PM10 che per biossido di azoto. Il rapporto evidenzia come il miglioramento registrato nel 2025 sia tra i più significativi degli ultimi anni, ma Legambiente invita a non abbassare la guardia. A livello nazionale, il 73% delle città italiane non rispetta ancora il futuro limite per il PM2.5, mentre il 38% è fuori parametro per l’NO2.
Un quadro che ha già portato la Commissione europea ad avviare, nel gennaio 2026, una nuova procedura di infrazione contro l’Italia per il mancato aggiornamento del Programma nazionale di controllo dell’inquinamento atmosferico previsto dalla direttiva NEC. Per Legambiente, i risultati positivi registrati anche a Caserta non sono ancora il frutto di politiche strutturali consolidate, ma risentono di condizioni meteorologiche favorevoli e del miglioramento tecnologico dei veicoli e degli impianti.Da qui l’appello al Governo a rafforzare – e non indebolire – le politiche per la qualità dell’aria, investendo in modo continuativo su:
- trasporto pubblico e mobilità sostenibile;
- riqualificazione energetica degli edifici;
- superamento dei sistemi di riscaldamento più inquinanti;
- interventi su agricoltura e allevamenti intensivi.
Scelte decisive anche per territori come Caserta e l’intera Campania, chiamati nei prossimi anni a consolidare i progressi ottenuti ed evitare di ricadere in situazioni di emergenza ambientale. Legambiente ricorda infine come la riduzione degli inquinanti atmosferici sia direttamente collegata alla tutela della salute pubblica: nel 2023 in Europa si sono registrate circa 238mila morti premature legate al PM2.5, di cui 43mila solo in Italia. Numeri che rendono evidente come centrare gli obiettivi del 2030 non sia solo una questione normativa, ma una priorità sanitaria e sociale.




