“Durante l’intervento di espianto del cuore donato da un bambino altoatesino di quattro anni e destinato al piccolo Domenico “sono emerse significative criticità operative a carico del team di prelievo di Napoli”. È quanto emerge da una relazione inviata lo scorso 18 febbraio dal dipartimento di Prevenzione Sanitaria e Salute della Provincia Autonoma di Bolzano al Ministero della Salute. In particolare le contestazioni mosse riguardano la procedura chirurgica seguita, la dotazione tecnica incompleta (con insufficiente materiale refrigerante) e una incertezza in merito alla gestione dell’anticoagulazione (eparina).

“Bolzano fa bene a difendersi e ad aspettare la fine delle indagini per parlare del caso. L’ospedale non ha responsabilità. È colpa dell’equipe di Napoli ed è l’ospedale Monaldi a dover dare spiegazioni, non quello di Bolzano”. L’avvocato Francesco Petruzzi è lapidario; Il legale della famiglia del piccolo Domenico, non ha avuto mezzi termini su questo punto, sullo stato delle indagini e  su quelle che, a detta sua, sono le responsabilità dei singoli e dell’equipe partita da Napoli per recuperare a Bolzano quel cuore che avrebbe potuto ridare la vita al bimbo di 2 anni.

“Sono loro che sono partiti impreparati, senza il giusto box per contenere un organo e poi addirittura senza il ghiaccio – spiega il legale – la vigilanza era responsabilità del medico chirurgo di Napoli. Lui doveva accertarsi che tutto andasse per il verso giusto”.

 

E anche sulla questione “ghiaccio secco”, Petruzzi ha le idee molto chiare. “Tecnicamente potrebbe essere stato un Oss ad aggiungere il ghiaccio secco, e uso il condizionale perché ancora tutto deve essere accertato. Ma l’operatore socio sanitario in questo caso avrebbe solo eseguito un ordine di qualcuno che avrebbe, invece, dovuto sapere che il ghiaccio secco non poteva essere utilizzato. Non può essere addossata la responsabilità di quanto accaduto a un Oss che, in sostanza, avrebbe semplicemente eseguito degli ordini”.

L’avvocato si esprime anche il merito al silenzio dell’ospedale di Bolzano che fino ad ora ha ribadito di essere a totale disposizione delle autorità e soprattutto che ha seguito il protocollo.

“È vero – sottolinea Petruzzi – non è all’Ospedale di Bolzano che dobbiamo chiedere spiegazioni, ma al Monaldi, che oltretutto in questo momento non sta dicendo nulla. Anzi, si preoccupa di smentire alcune mie dichiarazioni, subito corrette, ma non si preoccupa di fornire le giuste carte, di essere chiaro intorno a quello che è successo. Se la prende con l’avvocato, ma su tutto il resto non si esprime. Ricordo che è lo stesso ospedale che non aveva comunicato inizialmente di aver tentato di trapiantare un organo chiaramente inutilizzabile. Quindi di sicuro non è Bolzano a dover dare spiegazioni”.

Petruzzi conferma dunque le parole dell’assessore alla sanità altoatesino Hubert Messner che con fermezza ribadisce: “Il ghiaccio è stato richiesto dal team di Napoli, non importa chi lo abbia fornito. Ma quello che è accaduto lo stabiliranno gli ispettori. Noi siamo certi di aver seguito il protocollo”.

Parallelamente, prosegue anche il lavoro dei Nas di Trento, che – secondo quanto scrive il quotidiano Alto Adige – hanno fatto due domande molto precise alla direzione medica dell’Azienda sanitaria dell’Alto Adige: chi ha fornito materialmente il ghiaccio secco che ha poi congelato il cuore destinato al piccolo Domenico? e chi era presente nel blocco operatorio quella mattina del 23 dicembre 2025? Nella comunicazione, i carabinieri chiedono di individuare «gli addetti all’Officina ospedaliera, con particolare riguardo a coloro che erano preposti alla fornitura del ghiaccio» e gli «operatori sanitari in servizio presso il blocco operatorio, a disposizione del coordinatore».

“La vicenda è dolorosa per tutti – aggiunge l’avvocato Francesco Petruzzi – ma non si può giocare a scaricare il barile su Bolzano. Il Monaldi deve delle spiegazioni a tutti. Soprattutto a una famiglia che ha subito il più grande dei dolori. Ma le deve anche alla famiglia del piccolo che era deceduto a Curon e che ha donato il cuore. Le deve a un intero paese. Perché cose simili non devono succedere. E noi combatteremo fino alla fine per fare sì che quanto accaduto a Domenico non si ripeta mai più”.