Potrebbe allargarsi ulteriormente l’inchiesta sulla morte del piccolo Domenico Caliendo, il bambino deceduto dopo un trapianto di cuore fallito all’ospedale Monaldi di Napoli. Secondo quanto anticipato dal Tg1, la Procura di Napoli ha acceso i riflettori su altri due interventi ritenuti sospetti, avvenuti prima del tragico caso che ha scosso l’Italia.
Gli inquirenti stanno ricostruendo nel dettaglio tutte le fasi del trapianto, concentrandosi in particolare sul trasporto dell’organo. Dalle prime risultanze investigative emergerebbe che il cuore sarebbe stato trasportato immerso nel ghiaccio secco, all’interno di un contenitore non sterile, una modalità ritenuta obsoleta e rischiosa.
A pesare sulle indagini è anche una relazione di 295 pagine inviata al Ministero della Salute, firmata dai vertici dell’Azienda ospedaliera dei Colli. Dal documento emerge che il Monaldi era dotato già da tempo dei moderni dispositivi “Paragonix”, strumenti progettati proprio per garantire il trasporto sicuro degli organi destinati al trapianto.
Nonostante la presenza di almeno tre dispositivi disponibili, l’equipe che si occupò del prelievo non li avrebbe utilizzati. Ai chiarimenti richiesti dalla direzione sanitaria, i medici avrebbero dichiarato di non essere a conoscenza della disponibilità di tali apparecchiature.
Un elemento che ora sarà valutato dalla magistratura, chiamata a stabilire eventuali responsabilità e a verificare se vi siano collegamenti con altri interventi finiti sotto osservazione. L’inchiesta punta a fare piena luce su una vicenda che ha aperto interrogativi profondi sulla gestione dei trapianti e sulle procedure adottate.



