
Carina Formeiro difende il marito fermato a Fiumicino dopo l’espulsione dagli USA: “Abbiamo sempre vissuto alla luce del sole, la verità verrà fuori”. Sta facendo discutere il caso di Carlo Petrillo, 46 anni, arrestato il 16 marzo all’aeroporto di Roma Fiumicino dopo essere stato espulso dagli Stati Uniti. Sull’uomo pende una condanna definitiva a 8 anni e 8 mesi di reclusione, legata a fatti del 2006, quando – secondo gli inquirenti – sarebbe stato coinvolto in un traffico di stupefacenti e indicato come referente del clan Belforte di Caserta. A prendere posizione è la moglie, Carina Formeiro, 36 anni, cittadina americana di origine portoghese, che in una dichiarazione affidata ai legali difende con forza il marito: “Stiamo vivendo un incubo. In queste ore riceviamo telefonate da amici e familiari che chiedono spiegazioni dopo aver letto notizie terribili su Carlo e sulla nostra famiglia”.
La donna ripercorre la loro storia: l’incontro negli Stati Uniti, il matrimonio nel 2009 e la costruzione di una famiglia con cinque figli, tutti cittadini americani. “Carlo si è trasferito negli USA nel 2008, prima della condanna di cui – sostiene – non sapeva nulla. Da allora abbiamo sempre vissuto insieme costruendo una vita fatta di lavoro e sacrifici”. Formeiro sottolinea come il marito non abbia mai cercato di nascondersi: “Ha sempre vissuto con il suo nome, alla luce del sole. Ha iniziato nella ristorazione, poi è diventato imprenditore gestendo una pizzeria e altre attività lecite. Per questo è ingiusto leggerlo oggi come un latitante o un mafioso”. La difesa è ora affidata agli avvocati, che annunciano ricorsi nelle sedi giudiziarie competenti, sia in Italia che in Europa, con l’obiettivo di chiarire la posizione dell’uomo. “Credo nella giustizia – conclude la moglie – e sono certa che la verità emergerà. Chiedo solo rispetto per la nostra famiglia e per i nostri figli, che stanno vivendo un momento molto difficile”. Intanto Petrillo resta al centro di una vicenda giudiziaria complessa, mentre saranno i tribunali a stabilire definitivamente responsabilità e verità dei fatti.





