
L’ex candidata a sindaco di centrosinistra chiarisce la propria posizione: “Noi abbiamo offerto l’unica soluzione possibile. Da Trombetta atto grave e irresponsabile”. Il sindaco Trombetta ha scelto scientemente di portare Marcianise nel baratro istituzionale, preferendo le proprie difficoltà politiche al bene della città”. Non usa mezzi termini la consigliera comunale Lina Tartaglione, già candidata sindaco per la coalizione di centrosinistra, nel commentare le dimissioni da parte del primo cittadino di fronte all’ipotesi di un ribaltone. “Dal primo giorno del suo mandato ha governato senza una maggioranza, trasformando il Consiglio comunale in un mercato politico fatto di trasformismi, accordi opachi e cambi di casacca, sottraendo consiglieri alla coalizione che aveva perso le elezioni per appena 60 voti. Un’anatra zoppa diventata metodo di governo – spiega Tartaglione – Da due mesi quel sistema era definitivamente imploso. I numeri non c’erano più, le fratture interne erano insanabili. Ha tentato fino all’ultimo di ricomporsi, ha provato a recuperare pezzi, a “comprare” consenso politico. Non ci è riuscito”.
Così, prosegue l’ex candidata a sindaco, “si è rivolto a noi. Al centrosinistra. Non per una scelta politica chiara, ma come strumento di pressione e di ricatto verso chi lo stava abbandonando. Nonostante questo, noi abbiamo scelto la responsabilità – prosegue Tartaglione – Abbiamo risposto all’appello per evitare il commissariamento, mettendo sul tavolo un sostegno trasparente, alla luce del sole, fondato su un presupposto politico non negoziabile: un governo di fine legislatura con una chiara trazione di centrosinistra, coerente con il voto dei cittadini e con la dignità delle istituzioni. Dopo confronti e interlocuzioni – rivela la consigliera – ieri mattina il sindaco aveva accettato, seppur con evidente difficoltà, questa soluzione. Nel pomeriggio di ieri ci siamo sentiti nuovamente e ci siamo accordati per lavorare già da oggi sui punti programmatici comuni. E poi, alle 19.45 di ieri il colpo di coda. Le dimissioni. Senza una parola. Senza una spiegazione. Senza rispetto”, dice ancora.




